«Un fulmine a ciel sereno È nel carcere peggiore»
«Ha un bimbo di un anno, una compagna giovane, una vita normale: sole, mare e nulla di più. Una vita tranquilla e felice. Poi, il 26 luglio, la telefonata che ci avvisava dell'incarcerazione. Un fulmine a ciel sereno. Da allora l'incubo non è ancora finito». Gilda Ornella Sartorio è la sorella di Luigi, in carcere da inizio luglio a L'Avana con l'accusa - non ancora formalizzata - di omicidio di una baby prostituta. È la primogenita, che abita a Vicenza, abituata a seguire da lontano, un po' come una mamma, la vita dei due fratelli minori senza disturbare, ma sempre presente quando ce ne è bisogno. Come adesso. Luigi Sartorio è in carcere. «E di quelli peggiori - spiega angosciata la sorella -. Si trova nella prigione di Combinado De Este all'Habana. Si tratta di un carcere duro perché riservato a chi è già stato condannato. Eppure Luigi non solo non è stato condannato, ma l'accusa non è stata neppure formalizzata». L'altro italiano, Angelo Malavasi. sarebbe invece in stato di detenzione in un'altra prigione, riservata a chi è in attesa di giudizio. «Come mai questa disparità di trattamento? Non saprei. Stiamo vivendo giorni di angoscia. Intanto siamo supportati da legali e la documentazione in difesa di Luigi è stata inviata al Governo cubano». Ogni ora che passa è un'ora terribile. «L'ultima volta che ho visto mio fratello era in partenza per Cuba: era il 28 maggio. Lui lavora qui in Italia, sei mesi l'anno, e abita nel Veronese. Ma la sua famiglia è a Holguin, un centro moderno a 100 chilometri da Santiago. Ha un bambino splendido di un anno e una compagna che lo adora e che ancora non ho conosciuto. Ma so per certo che Luigi era felice e conduceva una vita tranquilla, senza bagordi». La notizia dell'arresto è arrivata il 26 luglio: «Ma Luigi - continua la sorella - è stato arrestato il 2 luglio. Come sta? Ho contatti praticamente quotidiani con lui. So che sta bene e so che è innocente. La sua compagna? La sente al telefono perché è lontana dal carcere dove è adesso rinchiuso. Qui in Italia stiamo facendo il massimo per riuscire a chiarire la sua situazione e a portarlo a casa. Gli amici ci sono vicini, certo. Ma l'angoscia e la paura è tanta». CRI.GIA.

















