Ex direttore di banca deve 13 milioni a Bpvi

IL CASO. Per una raggiro nel Veneziano ai danni dell'istituto vicentino
La truffa dei mutui risaliva al 2006. Otto le persone a giudizio
02/09/2010
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La sede della Popolare di Vicenza

Prima della giustizia penale è arrivata quella del lavoro. L'ex direttore della filiale di Eraclea della Banca Popolare di Vicenza Lorenzo Pavan è stato condannato a pagare un risarcimento di 13 milioni di euro all'istituto di via Battaglione Framarin per i danni arrecati accordando finanziamenti per mutui ipotecari privi di adeguate coperture. Pochi mesi fa 8 persone erano state rinviate a giudizio a Venezia per la truffa da 16 milioni di euro alla Popolare e all'Unicredit. Si tratta del notaio Carlo Scalettaris di San Donà, appunto di Pavan e del collega Massimiliano Incarnato, quindi di Daniele Terranova, Carmelo Uccello e Armando Berasi. Gli arresti, invece, scattarono nel 2006. La truffa era consistita nel gonfiare le perizie di stima di 76 immobili. I due istituti avevano concesso finanziamenti senza adeguate garanzie.
Il tribunale di Venezia ha dichiarato legittimo il licenziamento in tronco di Pavan per giusta causa ed ha accolto le richieste dell'avv. Gianluca Sicchiero. Pavan deve pagare anche 50 mila euro per il danno d'immagine arrecato all'istituto vicentino e 93 mila euro di spese legali. A far scoppiare il caso nel 2006 fu la Popolare con la denuncia che smascherò le malefatte dei principali protagonisti. Quando comprese il mefistofelico marchingegno messo in piedi dai lestofanti con la presunta collaborazione del proprio funzionario, aveva presentato la segnalazione alla magistratura.
La tesi di Pavan, sostenuta dagli avv. Fabio Amadio e Massimo Scantamburlo, è che era estraneo perché la stangata venne causata dalle procedure carenti della banca.
Questo scenario, però, non ha trovato conferma negli atti del processo del lavoro, tanto che l'ex dipendente è stato condannato in civile su tutta la linea per «responsabilità dolosa» anche perché aveva inserito dati inesatti nel sistema dell'istituto per giustificare i finanziamenti.
In buona sostanza le due banche coinvolte si sono ritrovate con la garanzia di immobili che valevano molto meno di quanto ipotizzato nelle aggiustate consulenze e all'origine ci sarebbe stata la complicità dei funzionari. Il condizionale dipende dal fatto che il processo penale si deve ancora celebrare. All'epoca furono arrestati i procacciatori Terranova e Incarnato, e gli uomini d'affari Uccello di Treviso, Berasi di Trento e Silvestro Susini di Pescara. I.T.