Caccia aperta tutto l'anno? È la guerra

CACCIA & POLITICA. Le ministre Prestigiacomo e Brambilla criticano. La Lega Nord le attacca. Gongolano le associazioni venatorie. Gli animalisti lanciano allarmi
31/01/2010
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Un cane ammazzato a fucilate da un cacciatore a Montebello: il solito "incidente"?

Caccia (oggi chiude la stagione) e polemiche, come sempre. Le novità approvate a metà settimana in Senato - che introducono in Italia il concetto di gestione faunistica per periodi e per specie, e di fatto allargano (in teoria enormemente) le maglie pro-doppiette - ha fatto esultare alcune associazioni venatorie, infuriare i protezionisti anti-cacciatori («solo un italiano su dieci è favorevole alla caccia: fermate la strage annunciata») e preoccupare la ministra pidiellina Stefania Prestigiacomo. È lei stessa a chiedere modifiche alla nuova normativa, già al prossimo passaggio "in seconda lettura" alla Camera. E questo ha fatto scoppiare i conflitti tra le parti politiche già in agitazione per le prossime elezioni regionali.

CONFAVI GONGOLA. «Un primo passo verso l'equiparazione delle modalità di gestione della fauna selvatica in Italia a quelle già in essere nel resto d'Europa». È questo il giudizio di Maria Cristina Caretta, dirigente del Popolo della libertà vicentino (ala Berlato ex-An) e presidente della Confederazione associazioni venatorie. «Questo - spiega la Caretta - non significa caccia aperta tutto l'anno. L'Unione, attraverso la Direttiva comunitaria 409/79 non fissa date prestabilite per l'apertura e la chiusura dell'attività venatoria, ma affida agli Stati membri il compito di gestire correttamente la fauna selvatica in base alle diverse condizioni ambientali e climatiche nel rispetto degli usi, costumi e tradizioni locali». La Caretta - difendendo il voto al Senato - ricorda che la direttiva sancisce per tutti gli Stati membri «l'inderogabile divieto di esercizio dell'attività venatoria durante il periodo della riproduzione e della nidificazione delle specie selvatiche della dipendenza della prole dai genitori e, per quanto riguarda le specie migratorie, il periodo di ritorno ai luoghi di nidificazione. Fermo restando il rispetto di questi principi fondamentali ogni Stato membro può decidere autonomamente le aperture e chiusure differenziate per ogni singola specie».

ANIMALISTI IN GUERRA. Ed è proprio questo "squarcio temporale" aperto dalla riformulazione legislativa che agita il mondo animalista. Una squadra di sigle protesta contro la mancata esplicitazione nel nuovo articolo 38 della legge comunitaria del divieto di cacciare uccelli in stagione di riproduzione e contro la possibilità che l'intero anno diventi, Regione per Regione, un arco di tempo a disposizione dei calendari venatori. Da Wwf a Legambiente, da Lipu a Enpa, dagli Amici della terra a No-Caccia è stata annunciata una mobilitazione senza precedenti e un pressing direttamente sulla presidenza del consiglio: «Intervenga Berlusconi» dicono le associazioni, forti anche della frattura apertasi nella maggioranza di centrodestra e nel governo.

MINISTRE ARRABBIATE. «Correggeremo alla Camera la legge approvata a Palazzo Madama. Questa idea della caccia libera per divertimento è un qualcosa che definirei una barbarie culturale che pensavo ormai appartenesse al passato» ha dichiarato la ministra Prestigiacomo. Ed è finita subito nel mirino di chi nel suo partito sta invece con i cacciatori. Per non dire dei leghisti filo-schioppi e in scatenata concorrenza elettorale con il Popolo della libertà nelle Regioni del Nord, dove la fedeltà venatoria coincide per un 25% (testato dai sondaggi) con il voto-Lega nord. Ma anche la ministra del turismo Vittoria Brambilla, pure lei pidiellina, ha tuonato: «Il provvedimento lascia ampi margini interpretativi e non fornisce alcuna garanzia sui limiti temporali della caccia. Questo significa che i cacciatori potranno sparare tutto l'anno. Non è assolutamente accettabile e lavorerò perché il testo venga corretto alla Camera». Secondo la Brambilla «una caccia senza limiti metterebbe seriamente a rischio il patrimonio faunistico ed ambientale che attrae una forte domanda turistica».

LEGA ALL'ATTACCO. Dal Vicentino le risponde l'ex-deputato leghista e assessore provinciale alla caccia Luigino Vascon, dicendole in sostanza che non capisce niente né di caccia né di formulazioni legislative: «Parla per sentito dire». Da buon cacciatore, il suo consiglio alla ministra è: per quanto riguarda i danni ambientali che compromettono il turismo lasci stare i cacciatori e pensi «alle migliaia se non milioni di "doppiette silenziose" fonte di inquinamento come fabbriche, discariche a cielo aperto, ciminiere, che non solo distruggono l'ecosistema ma soprattutto producono milioni di morti».




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