Sclerosi, folla ma anche liti sulla nuova cura
CONVEGNO IERI IN FIERA. Zamboni: «Ho 24 mila richieste di intervento: è essenziale formare altri medici che imparino questo metodo». Incontro con i primari vicentiniLa Fondazione "SMuovilavita" ha portato in città i due scopritori di una terapia sulle vene che ha dato importanti risultati
La storia, a cominciare da Galileo, è piena di presunti folli condannati per eresia che hanno cambiato il corso dell'umanità e anche della medicina. I processi non finiscono mai neppure per Paolo Zamboni e Fabrizio Salvi, il primo direttore del centro malattie vascolari dell'università di Ferrara, il secondo neurologo all'ospedale Bellaria di Bologna, che anche ieri al convegno organizzato nell'auditorium Palladio della Fiera da "SMuovilavita", la fondazione vicentina per la ricerca sulla sclerosi multipla, hanno ricevuto frecciate di scetticismo da esponenti della neurologia ufficiale e inviti alla trasparenza da esperti di cose scientifiche dei media con più di qualche accenno polemico. Anzi di questa diffidenza strisciante di parte del mondo medico verso il duo Zamboni-Salvi, portatori di una nuova teoria che associa l'incidenza di una patologia, la Ccsvi-insufficienza venosa cronica cerebrospinale, alla stragrande maggioranza dei casi di sclerosi multipla, si sono fatti testimoni anche alcuni pazienti: «A Bolzano dicono che voi siete pazzi». Eppure Zamboni e Salvi non dicono di avere fatto la scoperta del secolo né di avere la verità in tasca, non promettono guarigioni miracolose, né vendono lozioni magiche o sono foraggiati da qualche Goldfinger dell'industria farmaceutica. Continuano a dimostrare, dati scientifici alla mano, due cose. La prima: con uno speciale ecodoppler si può diagnosticare una malformazione, quella scoperta da Zamboni, la Ccsvi, un restringimento delle vene extracraniche, che provoca un cattivo drenaggio del cervello, il deposito di ferro nel tessuto cerebrale, e un progressivo cortocircuito dei neuroni.
La seconda: questa occlusione può essere la causa di una delle malattie più drammatiche, la sclerosi a placche, che affligge 58 mila persone in Italia e 2 milioni e mezzo nel mondo. Anzi si accerta che la presenza di Ccsvi aumenta di 43 volte il rischio della sclerosi multipla.
Allora, se la causa scatenante è questa, esiste anche una possibile cura. «Se le vene sono ostruite - spiega Zamboni - si possono riaprire in modo semplice e senza alcun rischio per il paziente. Abbiamo inventato una "procedura di liberazione". Basta un'angioplastica con il classico "palloncino" che dilata la vena. I pazienti hanno fatto registrare grossi benefici. Moltissimi non hanno avuto più attacchi. Si riduce il numero delle lesioni cerebrali e spinali. E migliora la qualità di vita dei malati. Non solo: per essere sicuri che i risultati durassero nel tempo abbiamo aspettato alcuni anni».
Sono i pazienti a confermare. Noami, israeliano di 65 anni, che vive a Bologna: «Il trattamento l'ho fatto due volte. La prima volta gli effetti li ho sentiti subito: non ero più stanco, muovevo la mano sinistra che prima era inerte. La seconda più lentamente». Paolo, 46 anni, anche lui di Bologna: «Mia moglie mi ha fatto notare che non consumavo più le suole delle scarpe. Non ho avuto più ricadute. Ho cominciato a fare delle escursioni a piedi che prima non mi sognavo neppure di tentare». La scoperta che la chiave per scardinare il mistero della sclerosi si può trovare non solo nel sistema immunitario ma anche nelle vene ha intanto conquistato molti centri scientifici. Il nome di Zamboni rimbalza in Europa, Asia e America. A Buffalo, negli Usa si sta testando la sua cura su un campione di 1100 pazienti usando l'eco-doppler sulle vene del collo e del capo. I canadesi mandano per una settimana una troupe tv in Italia per un reportage sulla Ccsvi. La rivista della Royal Society of Medicine di Londra, una delle più prestigiose, parla di "big idea". A Bologna per sostenere questa ricerca sorge la fondazione Hilarescere. Il web impazzisce. E i malati sperano. La sclerosi multipla può essere vinta.
Franco Pepe
Franco Pepe
