Sanità, le Ulss per ora bloccano gli stipendi
IL GUAIO È IN REGIONE. Senza l'approvazione del bilancio preventivo 2010, fermo in Consiglio, i tesorieri non danno il via libera ai soldi destinati ad aziende ed entiL'assessore Coppola attacca l'opposizione, Sandri critica i sindacati Finozzi tranquillizza: «Siamo organizzati per votare in otto giorni»
A rischio gli stipendi di gennaio di 60 mila fra dipendenti della sanità e del sociale di tutto il Veneto (vedi anche pag. 7). Accade che col bilancio regionale non approvato, anzi tuttora in alto mare a palazzo Ferro Fini, i tesorieri delle banche, con la spada di Damocle sulla testa della Corte dei conti, pur avendo in cassa i soldi dello Stato, non se la sentono di autorizzare le rimesse alle singole aziende. Un paradosso. È coinvolto il personale di Ulss, case di riposo e cooperative. Ma il discorso riguarda pure dg, medici e pediatri di base, farmacisti, nonché tutti gli enti partecipati della Regione. Ieri mattina il dirigente regionale delle risorse Tiziano Zenere ha ricevuto decine di telefonate.
L'allarme lo lancia proprio l'assessore al bilancio Isi Coppola: «I tesorieri, se credono di fidarsi della politica, possono anticipare i soldi degli stipendi. Speriamo che il bilancio abbia il via libera la prossima settimana, ma qui si rischia di arrivare al 10 febbraio e di diventare come la Calabria. Mi punge vaghezza che qualcuno lo voglia».
La confusione cresce di ora in ora. Il sistema potrebbe implodere. Se il Consiglio non vota il bilancio i tesorieri non girano alle Ulss le quote mensili di competenza, e senza liquidità le aziende non riescono a pagare né dipendenti e né fornitori. La querelle è politica. La maggioranza accusa l'opposizione di speculare sulla questione, allungando i tempi della discussione e facendo ostruzionismo. Isi Coppola è arrabbiata. «È da dicembre che i sindacati dovrebbero sollecitare la sinistra. Vengono per cose inutili e non per difendere gli stipendi dei cassintegrati, dei dipendenti delle Ulss e delle partecipate. L'opposizione prima di Natale ci ha tenuto 20 giorni sull'articolo 41 per non fare nulla. Ora continua con proposte filosofiche e altro. Certo fa il proprio mestiere che io rispetto. Ma siamo al limite».
Per la sanità la quota divisa in dodicesimi equivale a 630 milioni. Nel Vicentino in ballo ci sono 9 mila 500 persone, e si ipotizzano già interventi salva-stipendi. L'Ulss 6 pensa ad anticipazioni di cassa. L'Ulss 4, che é in attivo, è quella che sta meglio, perché in cassa ha riserve fino a tutto febbraio. L'Ulss 3 confida in una soluzione rapida. A stare peggio è l'Ulss 5, che sarebbe costretta a far slittare la consegna delle buste-paga. In passato, in assenza della finanziaria, da approvare entro il 31 dicembre, bastava una lettera del governatore Galan per autorizzare il regime provvisorio. Questa volta, fra patti di stabilità e vincoli legislativi, c'è stata la censura della Corte dei conti, per cui anche il decreto con cui il segretario Giancarlo Ruscitti il 7 gennaio ha cercato di tamponare la falla è diventato inutile. L'assessore alla sanità Sandro Sandri lancia denunce pesanti e criptiche: «Un fatto gravissimo. Sconcertante il silenzio dei sindacati che fingono di non sapere. La genesi è politica. Qualcuno da distante vuole far scoppiare una bomba sociale nel Veneto. Ma non è il Pd. Con tutti quegli emendamenti sarebbe facilmente individuabile». Più ottimista il presidente del consiglio Marino Finozzi: «Stiamo lavorando per chiudere il bilancio entro venerdì prossimo».
Franco Pepe
Franco Pepe
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