Ottomila nuovi disoccupati
Ed è record di cassintegrati
LAVORO: UN ANNO DI CRISI. L'economia vicentina, a forte vocazione manifatturiera, è tra le più colpite del Veneto Sono 22 mila i senza lavoro (+2%). E nel 2010 cresceranno ancora Autunno caldo: ad ottobre autorizzate più ore di Cig di tutto il 2005
Ottomila in più nell'arco di un anno. In media, 153 ogni settimana. Sono le persone che, dall'autunno 2008 ad oggi, hanno perso il lavoro nel Vicentino. Espulsi dal ciclo produttivo e, per ora, ancora alla porta. In nutrita compagnia, peraltro. In un anno la disoccupazione è cresciuta di quasi il 2%, portando le persone in cerca di lavoro a quota 22 mila. E nonostante il risveglio dell'economia previsto - sperato - nel 2010, la disoccupazione è stimata in aumento per l'effetto ritardato della crisi sul mercato del lavoro: dal 3,7% di un anno fa al 5,6% di quest'anno fino al 5,9% del 2010.
Si raschia il fondo più o meno da sei mesi. Ovvero: la crisi si è stabilizzata, sì, ma sui livelli di... crisi. L'impatto sull'occupazione aveva raggiunto l'apice a maggio. Da allora, cassa intergrazione e licenziamenti hanno continuato a fluttuare intorno agli stessi livelli. I dati di Veneto Lavoro e della Provincia danno del Vicentino un quadro a tinte fosche. Anche ad ottobre si conferma tra i territori più colpiti a livello regionale.
CRISI AZIENDALI. Escludendo il mese di marzo, il maggior numero di aperture di crisi aziendali si è registrato proprio a settembre (22) e ottobre (25), per un totale di 821 lavoratori coinvolti. Dall'inizio dell'anno sono 166 aziende per 2.633 lavoratori. Peggio di Vicenza stanno solo le province di Venezia a Padova. In tutta la regione sono interessati oltre 20 mila dipendenti.
CASSINTEGRATI DA RECORD. Dove Vicenza continua a primeggiare, purtroppo, è nel numero di ore autorizzate di cassa integrazione. Il ricorso alla Cig, sia ordinaria - per crisi momentanee di produzione - che straordinaria - ristrutturazioni aziendali o preludio a chiusure vere e proprie -, è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi dieci mesi. In tutto il 2008, in provincia, erano state autorizzate 3,3 milioni di ore. Era già il record veneto, ma nel 2009 c'è stata l'esplosione. Vicenza stacca le altre province per la cig ordinaria (7,6 milioni di ore), per la cig nel settore edile (937 mila) e anche per quella straordinaria (5,6 milioni). Nel complesso fanno quasi 14,2 milioni di ore, un quarto di tutto il Veneto.
AUTUNNO CALDO. Al rientro dalle ferie estive la situazione non è affatto migliorata, anzi. Il numero di ore di Cig autorizzate solo a ottobre (2,9 milioni) è il più alto dell'anno e supera quelle di tutto il 2005. Vicenza primeggia anche nella Cig in deroga, cioè quella per le piccole imprese artigiane, con quasi 3 mila richieste.
LICENZIAMENTI E MOBILITÀ. C'è chi sta peggio di Vicenza, invece, sul fronte dei licenziamenti. Quelli collettivi, da gennaio a fine ottobre sono stati 1.808, secondo peggior dato dopo Padova (2.197). Le iscrizioni nelle liste di mobilità per licenziamenti individuali sono state invece 3.689. ha fatto peggio solo Treviso (4.351).
INDUSTRIE IN CRISI. Vicenza soffre più di altri per il suo particolare tessuto produttivo. La crisi sta mettendo alle corde il settore manifatturiero che in Veneto annovera i tre quarti dei licenziamenti collettivi e quasi la metà di quelli individuali. Il metalmeccanico è il comparto che soffre di più. Il tessile fatica, ma ha rallentato la decrescita. Nell'ultimo trimestre, gli unici settori che fanno segnare 0% nella quota complessiva di "licenziamenti collettivi" sono le attività estrattive e le attività finanziarie-banche.
Marco Scorzato
Marco Scorzato



1planetario - 21/11/2009 21:06
perche' con la mia poca cultura gia' 20 anni fa' avevo previsto questa crisi?perso il treno del hig tech negli anni 80,abbiamo smembrato le industrie manifatturiere per decentrarle all'estero:un esempio le scarpe e i vestiti che indossiamo e che si fregiano del made in italy e che di italy ha solo il passaggio in magazzino.Adesso che c'è la crisi quelle industrie manufatturiere avrebbero fatto comodo in Italia perche' nonostante tutto continuano a produrre.. e quelle che sono rimaste in Italia non riescono ad affrontare la concorrenza piu' o meno sleale.