Sogni alla riscossa
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Quanti tesori nascosti, dimenticati, ci sono ancora in questo nostro Veneto? Non necessariamente reperti archeologici o pezzi d’oro: il più delle volte si tratta di cose che sono sotto i nostri occhi, ma distratti dal lavoro e dal tempo non ce ne accorgiamo. E sono occasioni perse. Il nostro Claudio Tessarolo ne ha trovata una a Valdagno. Molti ne conoscono l’esistenza, ma pochi sanno che è lì che si trova il più grande teatro del Veneto. Abbandonato. Figlio di un’epoca in cui il palcoscenico era l’unico luogo dove l’arte e lo spettacolo erano a portata di tutti, prima che la televisione azzerasse le distanze e appiattisse i sentimenti. Siamo entrati oltre quelle mura dimenticate, provando a immaginare cosa potrebbe significare riaccendere quelle luci, lucidare quelle tavole, spolverare quelle poltrone. E ridare vita a un sogno. Qualche idea, in proposito, c’è. In fondo, basterebbe un po’ di coraggio (oltre ai soliti, benedetti soldi). Quel teatro è in realtà un simbolo, è la fotografia di una terra cresciuta a strati: che ha definito il proprio sviluppo aggiungendo pietra su pietra, tetto su tetto, dimenticando in fretta ciò che già aveva a disposizione. Non sempre la ricchezza è ciò che si desidera avere: è anche ciò che si ha già. In un’epoca nella quale lo spazio diventa sempre più importante, il teatro dimenticato di Valdagno suggerisce una riflessione alla nostra “generazione dei capannoni”: pianificare il territorio non significa solo definire quattro linee su un piano regolatore. Significa avere ben chiaro cosa siamo stati, cosa abbiamo a disposizione e cosa vogliamo lasciare ai nostri nipoti. Di sicuro, non un rudere inutile.
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