Ad occhi aperti
cats/10
Se con il termine “ambiente”, si intende definire tutto ciò con cui ognuno di noi è in relazione, allora la parola paesaggio non può che rappresentare l’aspetto visibile di un ambiente. Insomma, un invito a guardarci attorno. Lo facciamo, di certo, ma spesso e volentieri ad occhi chiusi. Siamo distratti da mille cose, da svariati pensieri, da preoccupazioni e talvolta paure. L’uomo moderno sa essere di una fragilità disarmante, in certi frangenti, basta che sicurezze date per scontate , anche le più banali, vengano meno. La nostra vita è impostata sul concetto di fiducia, ma non lo sappiamo. Fiducia illimitata che tutto funzioni, che tutto proceda come da programma. Gli imprevisti ci mettono in crisi, mettono a nudo i nostri limiti. Non è così per tutti, ovvio; diciamo che in altre parti del mondo dove l’insicurezza e l’imprevisto sono la regola, più di tanto la gente non si scompone. Ma questa è un’altra storia. Noi siamo figli dell’ambiente nel quale viviamo; certo, come qualsiasi altro essere umano. Lo conosciamo questo ambiente? e il paesaggio che lo contiene, ci fermiamo a scrutarlo? E’ una fortuna, in questo periodo, alzare gli occhi e scorgere le cime già innevate che delimitano la pianura. E’ un paesaggio che sa di poesia, la montagna d’inverno può piacere o non piacere, tuttavia le giornate di sole soprattutto regalano la consapevolezza che il paesaggio è elemento prezioso di una natura che sa come attirare l’attenzione. Le Piccole Dolomiti, ad esempio, sono sculture che chiunque le abbia realizzate, lasciano partire un tracciante che gratifica gli occhi per toccare l’anima. Poi c’è l’ambiente, nel quale la mano dell’uomo è facilmente individuabile, ci ha messo del suo, indiscutibilmente. E cominciano i dolori. La filosofia della difesa dell’ambiente (troppo spesso deturpato se non addirittura devastato), è diventata negli anni, addirittura e giustamente, una sorta di religione. Ormai, chiunque abbia senso critico e coscienza sensibile, se ne è reso conto: senza rispetto per l’ambiente, il futuro dell’uomo appassisce, anche più rapidamente di quanto non si creda. E allora, di fronte ad un paesaggio ingiallito e rattrappito, non resterebbe che concordare con Italo Svevo, che considerava la vita alla stregua di una malattia. Con esiti mortali, naturalmente. Non è così, ma ognuno si deve impegnare in una battaglia di salvaguardia necessaria per noi ma soprattutto per i nostri figli. Torniamo ad abituarci a guardare il paesaggio dell’ambiente che ci circonda. Forse noteremo prima che sia troppo tardi, qualcosa che non va. Utopia? Non credo, è sufficiente che ognuno tenga controllato il proprio spicchio di ambiente di vita, perché così anche il paesaggio diventa responsabilità di tutti. Guardiamoci attorno, e gustiamo le cose belle che ancora fortunatamente ci sono, come le Piccole Dolomiti, ad esempio. Sgranare gli occhi, allarga anche gli orizzonti dell’anima.
Tweet Segui @GiornaleVicenza