Un “salvavita” contro l'infarto

SANITÀ. Uno straordinario intervento chirurgico nel reparto di cardiologia dell'ospedale San Bassiano
La novità sta nell'inserimento di un defibrillatore sotto l'ascella così da prevenire eventuali problemi senza toccare il cuore
08/08/2012
Zoom Foto
Il dott. Angelo Ramondo

L'ospedale San Bassiano taglia un altro traguardo d'eccellenza e porta a termine, per la prima volta nel territorio vicentino, una nuova tipologia di intervento al cuore per l'inserimento del defibrillatore. Un apparecchio salvavita applicato a persone a rischio di morte improvvisa (i casi sono 60 mila all'anno in tutta Italia) per aritmie legate a malattie post infartuali, malattie del cuore primitive o congenite. Il dott. Angelo Ramondo, cardiologo interventista e direttore del reparto di cardiologia dell'ospedale cittadino, coadiuvato dai colleghi Mirco Zadro e Massimo Carasi, ha effettuato l'impianto del dispositivo salvavita con una tecnica del tutto nuova, meno invasiva rispetto a quella utilizzata abitualmente e sicuramente meno rischiosa. L'operazione è stata eseguita su una donna di circa 70 anni già sottoposta in passato ad un intervento di tipo tradizionale per l'applicazione del defibrillatore. «Nel nostro caso si è riscontrato un malfunzionamento dell'apparecchio inserito anni prima - riferisce il cardiologo - ed è quindi stato necessario procedere con una nuova operazione». Questa volta si è deciso di percorrere una strada diversa e di adottare una tecnologia innovativa. Il defibrillatore non è quindi stato impiantato nella paziente attraverso l'inserimento di un catetere nel sistema venoso e poi nel ventricolo destro, ma è stato posizionato "sottocute", a livello dell'ascella, sotto il braccio sinistro. «Contestualmente - prosegue il medico - si è inserito, sempre sottocute al di fuori del cuore e della gabbia toracica, un catetere all'altezza dello sterno». Ciò significa che non è stato necessario intervenire direttamente sul muscolo cardiaco e questo ha notevolmente ridotto i rischi dell'operazione, eliminando anche molti degli altri problemi legati al vecchio metodo chirurgico. «Con il sistema tradizionale - riferisce Ramondo - avremmo dovuto rimuovere i cateteri vecchi e malfunzionanti. In questo caso, a seguito della formazione di aderenze cicatriziali, le possibilità che si verificassero perforazioni cardiache e lacerazioni venose sarebbero state molto elevate. La nuova tecnica inoltre riduce o elimina il rischio di infezioni che, nella maggior parte dei casi, costringono alla rimozione del catetere stesso». Il nuovo metodo operatorio presenta anche un altro, fondamentale, vantaggio, quello di consentire un migliore riconoscimento delle aritmie minacciose e di evitare attivazioni inappropriate, che potrebbero causare shock inutili e conseguenti disagi per il paziente. Ramondo non nasconde la sua soddisfazione per l'esito dell'operazione, durata solamente un'ora e conclusasi in maniera eccellente. «Il risultato è ottimo - dichiara - Un successo ottenuto anche grazie all'apertura dimostrata dall'ospedale San Bassiano e dal direttore generale Valerio Alberti alle nuove tecnologie e all'innovazione».

Caterina Zarpellon




commenti - 1

  • 01
pagine
2
di
15
1 Rosino 09/08/2012 06:09 851 commenti

Bravi

pagine
2
di
15
  • 01

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.