Centro estetico con il bidone

IL CASO. Il salone, che aveva la sede in via Ca' Rezzonico, ha chiuso all'improvviso e senza restituire il denaro
Sedici le clienti che hanno sporto denuncia e si sono rivolte all'Unione consumatori ANTONIO TOGNONI
09/02/2012
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Un lettino per l'abbronzatura in un centro estetico

Promettevano trattamenti di bellezza e dimagranti, invitando le clienti a fare dei finanziamenti per affrontare le spese, che andavano dai 900 euro ai 2 mila e 500 per ogni ciclo di sedute. Per alcuni mesi l'attività del centro estetico è andata a gonfie vele, con numerose iscrizioni, ma all'improvviso, letteralmente dall'oggi al domani, il salone ha chiuso, e per giunta senza dare alcuna spiegazione. Nella bufera è finito il “Charis beauty system” di via Ca' Rezzonico, che aveva come unico amministratore Claudio Martin, di Montebelluna, anche se tutte le clienti hanno sempre riferito di avere intrattenuto rapporti diretti con Romina Trentin, che in pratica si presentava come la responsabile. Della vicenda si sono occupati i carabinieri della stazione di Bassano, la guardia di finanza della compagnia di via Maello, l'Unione nazionale consumatori di Cassola e pure il programma televisivo “Striscia la notizia”, che ha fatto arrivare a Bassano il suo inviato Moreno Morello. «È successo tutto tra marzo e luglio - racconta Antonio Tognoni, dell'Unione consumatori -, quando decine di donne più o meno giovani, in seguito a passaparola, si sono recate Charis srl beauty system di Via Ca' Rezzonico per acquistare un ciclo di sedute per la cura estetica della persona e altri servizi di bellezza. All'improvviso, però, il salone ha chiuso i battenti senza alcuna spiegazione». Piuttosto dubbio sarebbe stato anche il metodo con cui alla Charis si facevano ottenere alle clienti i finanziamenti per pagare i trattamenti. Le richieste di finanziamento alla Compass finanziaria, infatti, pare contenessero informazioni non veritiere, ma le richieste di prestito venivano accettate nonostante molti dei consumatori avessero fatto notare, prima della sottoscrizione, di non possedere i requisiti. Un modus operandi che avrebbe permesso alla Charis di ottenere l'erogazione massima delle somme richieste. Ben sedici le clienti che si sono rivolte all'Unione consumatori per ottenere assistenza con una class action, per un danno complessivo compreso tra i 15 mila e i 25 mila euro. In queste settimane, con l'indagine penale ancora aperta, per molte delle clienti truffate è comunque arrivata una prima vittoria. l'Unione consumatori, con l'intervento anche di Striscia, che ha già mandato in onda il servizio, ha infatti ottenuto la cancellazione dei finanziamenti da parte della Compass, altrimenti le parti offese avrebbero dovuto versare le rate mensili per delle prestazioni godute solo in minima parte.

Davide Moro

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