Il pm: «Condannate Trevisan»
ROSSANO. Il processo con rito immediato sulla vicenda del “Lotto 51” è alle battute finali. Nuova udienza ad aprileUn anno e otto mesi la richiesta dell'accusa per il sindaco accusato di abuso d'ufficio e falso e per il tecnico Mino Campana
«Condannate il sindaco Gilberto Trevisan». Sta volgendo al termine il processo con rito immediato al primo cittadino di Rossano per il caso del “Lotto 51”, nel quale è accusato, assieme ad altre due persone, dei reati di abuso d'ufficio con l'aggravante dell'indebito profitto e falso ideologico. Ieri pomeriggio la pubblica accusa, sostenuta in aula dal procuratore capo Carmelo Ruberto, ha avanzato le sue richieste al Tribunale: per Trevisan ha chiesto la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione, per l'architetto Mino Campana ha chiesto la stessa pena, mentre per l'immobiliarista Michele Bizzotto ha chiesto l'assoluzione. L'indagine penale, aperta quasi tre anni fa, fu condotta dalla sezione di polizia giudiziaria del Corpo forestale dello Stato, all'epoca guidata dal commissario forestale Alberto Spoladori, su un esposto presentato dai consiglieri di minoranza Augusto Guarise e Clemente Peserico (assistiti dall'avvocato bassanese Luca Milano) e riguardante un presunto illecito avvenuto nel 2005. Il sindaco Gilberto Trevisan, in particolare, fu accusato di aver fornito indicazioni non fondate sui proprietari del “Lotto 51”, in fase di stesura della variante urbanistica, di cui si occupava Mino Campana. L'area non era di proprietà dei coniugi Dal Molin-Stragliotto, ora residenti a Tezze, ma era stata ceduta da questi all'agenzia immobiliare Bicos di Michele Bizzotto per 20 milioni di vecchie lire, operazione avvenuta nel 2001. Secondo l'accusa, ai tedaroti venne detto che l'area non sarebbe mai diventata residenziale, spingendoli così a venderla a un prezzo irrisorio. Il terreno invece divenne edificabile quando passò alla Bicos. Nel febbraio di due anni fa, su disposizione del giudice per le indagini preliminari, la Forestale sottopose a sequestro preventivo l'area in questione, avente una superficie di quasi 3 mila quadrati e ubicata nei pressi dello stadio rossanese, per evitare che iniziasse la costruzione di tre villini di lusso, immobili che una volta venduti avrebbero consentito guadagni molto elevati. Il tutto a fronte di una cessione iniziale dello stesso terreno avvenuta per una cifra invece estremamente bassa. La parola ora passa alle difese degli imputati, che il prossimo 11 aprile faranno valere le loro ragioni davanti al Tribunale. L'ora della sentenza di primo grado si avvicina sempre di più per il primo cittadino rossanese.
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