«Serve un cippo per ricordare i contadini uccisi»
MUSSOLENTE. La richiesta di Ettore Beggiato per i fatti del 1797Un episodio poco conosciuto della vita del paese Erano in cinque, morirono vicino a villa Soderini Drigo negli scontri con le truppe napoleoniche
Erano cinque contadini: morirono il 2 febbraio del 1797 vicino a villa Soderini Drigo, uccisi dai soldati di Napoleone, mentre tentavano di difendere le proprie case. Per 200 anni nessuno si ricordò più di loro, ma ora c'è chi chiede un riconoscimento di quel sacrificio. L'ex assessore regionale Ettore Beggiato, venetista e appassionato di storia (e in particolare di storia locale), interviene per invitare il Comune di Mussolente a onorare la memoria dei contadini misquilesi uccisi sul monte del Supplicio dalla «soldataglia» francese, così la definisce, arruolata per la campagna d'Italia. Beggiato vuole che l'Amministrazione di Mussolente ponga sul suo territorio un cippo, una targa o un qualsiasi segno in onore di quei contadini. La richiesta arriva a quasi 215 anni di distanza da quell'episodio, ed è molto circostanziata e documentata. La lettera firmata da Beggiato contiene infatti una ricostruzione storica completa dell'accaduto e riporta anche i nomi e l'età di quei cinque uomini passati per le armi: Orso Baldissera di 33 anni, Giuseppe Fontana di 34, Francesco Guadagnin di 60 e il quarantottenne Andrea Polo con il figlio Sgualdo, di 18 anni. Del resto già un paio d'anni fa alcune persone vicine agli ambienti leghisti domandarono al parrocco del paese, don Piergiorgio Magaton, di controllare se sui registri parrocchiali vi fosse traccia di questi sfortunati parrocchiani, per i quali fu poi celebrata anche una messa di suffragio. «I richiedenti mi consegnarono una lunga lettera molto dettagliata in cui si narravano i fatti accaduti - ricorda il sacerdote - Effettivamente negli archivi della parrocchia era stata annotata la data dei funerali di questi contadini». La vicenda, balzata con qualche secolo di ritardo agli onori della cronaca, ha quindi offerto il destro a Beggiato per ricordare la resistenza veneta alle truppe di Napoleone e di sottolineare la necessità di un recupero di quel capitolo della storia locale. «Nel resto del Continente quanti sacrificarono la loro vita per difendere la famiglia, la casa, la comunità, le loro tradizioni e il loro credo religioso sono considerati eroi nazionali - rimarca Beggiato, assessore in Regione dal 1993 al 1995 - Nel Veneto, invece, c'è l'oblio più assoluto, o al massimo si parla di briganti. La popolazione però si battè, nel nome di San Marco, con grande coraggio. Storici autorevoli come Di Stefano e Paladini - continua - denunciano come nella folle campagna di Russia, conclusasi con la disfatta napoleonica sul fiume Beresina, vennero arruolati 27 mila giovani veneti. Tornarono in mille - conclude - Per gli altri 26 mila non ci fu un ricordo, una via, una piazza, una lapide: solo l'oblio».
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