«Risucchiato dai due rulli in un attimo»

TRAGEDIA. Si delinea la dinamica dell'infortunio nell'impianto dell'Etra
Il capoturno Gino Bortolon stava sbloccando un macchinario che si era inceppato all'improvviso La Procura ha disposto l'autopsia sulla vittima
10/03/2010
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L'impianto per il compostaggio del digestore anaerobico di quartiere Prè dove ha trovato la morte Gino Bortolon. FOTO DI GIANCARLO CECCON

Una fine orribile. Ieri si sono delineati i contorni della tragedia che ha colpito Gino Bortolon, il capoturno di Etra morto a 39 anni mentre lavorava nel reparto di compostaggio degli stabilimenti di via dei Tulipani. L'uomo è stato letteralmente risucchiato dai rulli di un macchinario alto alcuni metri, capace di stritolare pesi notevoli, mentre era intento a risolvere un inceppamento. È successo tutto in pochi istanti, e quando il collega che si trovava vicino a lui, Claudio Lazzarotto, di San Giuseppe di Cassola, si è accorto dell'accaduto, era già troppo tardi. «Ad un certo punto non l'ho più visto», ha detto, ancora sotto choc, poco dopo l'infortunio. Come abbia fatto la vittima a finire negli ingranaggi del macchinario, i carabinieri della stazione cittadina, la Procura e lo Spisal dell'Ulss 3 stanno ancora cercando di capirlo.
L'infortunio mortale è avvenuto nella tarda serata di lunedì al digestore anaerobico di quartiere Prè. Bortolon, 39 anni, di Mussolente, sposato e con due figli molto giovani, verso le 22 è dovuto intervenire sulla macchina "rivolta cumuli" perchè si era bloccata.
«Situazioni che si presentano due o tre volte al mese - ha spiegato ieri mattina Stefano Svegliado, presidente dell'Etra, in una conferenza stampa - e che le procedure solitamente permettono di risolvere senza correre rischi».
La "rivolta cumuli" è un'apparecchiatura che si muove su delle lunghe corsie, sulle quali è sparpagliato il compost; grazie ai suoi rulli smuove il terriccio fino a quando, terminato il processo di ossigenazione, che dura 18 giorni, diventa humus, che viene poi regalato per usi agricoli.
Far ripartire i rulli era dunque un lavoro di routine, soprattutto per un capoturno esperto e preparato com'era il 39enne. Se poi si considera che il macchinario era stato collaudato da circa un anno ed è inoltre tra i più avanzati d'Italia, la tragedia diventa ancora più inspiegabile, tant'è che la Procura, oltre ad aprire un fascicolo, ha disposto l'autopsia sulla salma del lavoratore per fare ulteriore chiarezza.
Il sostituto procuratore Gianni Pipeschi, che segue il caso, ieri ha effettuato un sopralluogo sul luogo dell'infortunio, accompagnato dal capitano Danilo Lacerenza e dal maresciallo Antonio Bellanova.
Negli stabilimenti erano già presenti i tecnici dello Spisal per proseguire con gli accertamenti. Il magistrato non ha comunque disposto il sequestro del macchinario, visto che i vertici di Etra hanno garantito che il reparto rimarrà chiuso fino a quando i rilievi non saranno conclusi.
«Appena il collega di Gino si è capacitato dell'accaduto - racconta Svegliado -, ha subito dato l'allarme al responsabile dell'impianto, il quale a sua volta ha chiamato il 118. Purtroppo, però, non c'era più nulla da fare: Gino è deceduto istantaneamente, nonostante l'intervento dei vigili del fuoco e dell'ambulanza giunta rapidamente dal San Bassiano».
La salma dell'uomo è stata rimossa a notte fonda dall'impresa funebre Canal di Brenta e portata all'obitorio del San Bassiano.
«Per noi è una giornata molto triste, siamo tutti distrutti dal dolore per la perdita del nostro collaboratore Gino - ha affermato il presidente della multiutility -. Il nostro è un lavoro di servizio che spesso ci porta ad operare in situazioni potenzialmente rischiose: abbiamo sempre rispettato le norme di sicurezza, e lo dimostra il fatto che è la prima volta che un collega muore sul lavoro, ma quello che è successo lunedì sera ci obbliga ad avere ancor più attenzione nei confronti della sicurezza».
Davide Moro

Davide Moro