L'ospedale
indaga
sulla morte
dell'anziana

SANITÀ. Maria Antonia Borso era deceduta il 25 febbraio dopo aver atteso 9 ore per la visita al pronto soccorso

«Sentiremo il personale venuto a contatto con la donna e insieme al medico legale cercheremo di capire ogni fase dell'iter seguito»
10/03/2010
Zoom Foto
Un’immagine dell’ospedale San Bassiano di via dei Lotti . FOTOSERVIZIO DI GIANCARLO CECCON

Bassano. Otto, nove ore di attesa per una visita al pronto soccorso sono davvero troppe e ora, dopo il caso che ha visto protagonista la sfortunata Maria Antonia Borso, 74enne di Cartigliano deceduta il 25 febbraio dopo aver aspettato tanto a lungo un consulto al San Bassiano una settimana prima, la direzione dell'ospedale cittadino effettuerà le indagini del caso.
«Ci spieghiamo quanto è accaduto con la straordinarietà di quella giornata: non è mai successo un così alto numero di accessi al pronto soccorso con condizioni in media così gravi. Com'è consuetudine in situazioni tanto estranee alla norma - spiega il direttore sanitario, la dottoressa Cristina Beltramello - apriremo un'indagine interna. Ripercorreremo quanto successo, sentiremo tutto il personale che è venuto a contatto con la signora, e insieme al medico legale cercheremo di capire ogni fase dell'iter seguito ed eventuali intoppi nell'organizzazione del reparto».
Molti si staranno chiedendo se anticipare la visita avrebbe salvato la vita alla donna, ma a conti fatti quel che ora è importante è spiegare come possa l'attesa al pronto soccorso essersi prolungata dalle 16 a mezzanotte, superando ogni media registrata al San Bassiano.
[FIRMA]«Un utente che viene valutato "codice bianco" - osserva il dottor Claudio Menon, responsabile del reparto - deve essere visto in tempi limitati. Nel frattempo non deve essere abbandonato a se stesso, ma seguito da un infermiere triagista, che provveda a rivalutarlo a intervalli stabiliti e anche più spesso qualora insorgano sintomi diversi».
Anche nel caso della signora Borso sarebbe stato applicato lo stesso sistema. Secondo Menon, una sottovalutazione nella fase di triage (l'accettazione al pronto soccorso, curata da un infermiere specializzato che segue procedure precise per l'assegnazione del codice di priorità) sarebbe fisiologica, ma la durata dell'attesa dovrebbe essere sempre tale da poter intervenire in tempo.
Il problema centrale rimane dunque l'attesa. Carenza di personale? Organizzazione non perfettamente sintonizzata sulle esigenze dell'utenza? Sono proprio questi i nodi che l'indagine avviata dalla direzione vuole arrivare a sciogliere. Problemi già da tempo sul tavolo del direttore sanitario, che insieme al primario della struttura di pronto soccorso sta lavorando sulla verifica dei percorsi, sui rapporti con le altre sezioni dell'ospedale e con i medici di base.
«Il pronto soccorso - specifica la Beltramello - è punto critico dell'offerta ospedaliera. Ci stiamo dedicando attenzioni sia dal punto di vista organizzativo che logistico e non escludiamo un aumento del personale in forze. Senza però dimenticare che l'obiettivo principale è ottimizzare le risorse esistenti, perché la domanda è in continua evoluzione e a cambiare è più la qualità che la quantità degli accessi».
Attualmente la media di accessi giornalieri al pronto soccorso sarebbe di circa 180, con almeno due visite a testa tra consulti ed esami. Tre i medici che vi lavorano in ogni turno, assistiti dagli infermieri.

Chiara Bonan




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