Parco archeologico in Grappa per ricercatori e studenti
STORIA. Le proposte di Italia Nostra dopo il ritrovamento di reperti risalenti al 3200 a.c. alle pendici del MassiccioL'architetto Abate: «L'area va destinata in parte alla ricerca, con nuovi scavi, e in parte alla didattica, con serie di percorsi»
Ha suscitato notevole interesse in città la notizia del rinvenimento, sulle pendici del Grappa, di reperti che potrebbero risalire all'età del bronzo. L'eccezionale scoperta è stata fatta sul finire della scorsa estate dall'architetto Carmine Abate, vicepresidente della sezione cittadina di Italia Nostra, sempre attento alla tutela del territorio e promotore di importanti iniziative culturali.
Durante un'escursione sul Massiccio, Carmine Abate ha individuato alcuni manufatti che hanno attirato la sua attenzione. Da un'attenta valutazione, confermata poi dalla Soprintendenza archeologica regionale, è risultato che i reperti possano risalire a circa 3200 anni fa.
La scoperta di cocci di terracotta e schegge di metallo potrebbe ridisegnare la mappa archeologica del Bassanese e portare a una retrodatazione di secoli la presenza umana sul Massiccio.
«L'esistenza di gruppi stanziali nell'area pedemontana in epoche anteriori al X secolo a.c. - è il commento che arriva dal dipartimento di archeologia dell'ateneo patavino - è cosa certa, così come sui Lessini e sull'altopiano di Asiago. All'appello mancava il Grappa, ma, a quanto sembra, anche questa tessera del mosaico ha trovato collocazione».
Il recente ritrovamento completa infatti un'ideale sequenza che, anni fa, ha visto protagonista il bassanese Otello Fabris nella scoperta di incisioni rupestri appena a nord della città e, in seguito, gli archeologi impegnati a S. Giorgio e Cassanego.
Una necropoli nella prima località e importanti testimonianze di insediamenti nella seconda raccontano anche nel XXI secolo l'importanza della Pedemontana e della Valbrenta in epoca preromana.
Quanto all'attuale aridità del Grappa, che oggi lo rende non particolarmente ospitale, può derivare anche dai disboscamenti disposti secoli fa dalla Serenissima, ed è plausibile che anticamente il Massiccio, coperto di boschi, fosse più accogliente di oggi e adatto a piccole comunità seminomadi.
Se, quindi, sarà accertata la presenza sul Grappa di un sito che risale alla tarda età del bronzo, quali potrebbero esserne le destinazioni? Archeologi improvvisati o, peggio, "tombaroli" sono purtroppo sempre in agguato, e per non gettare in fumo un patrimonio storico-archeologico che ha attraversato quasi miracolosamente i secoli, sono già in fase di elaborazione da parte dell'associazione Italia Nostra alcune proposte da sottoporre alle autorità competenti.
In primo luogo si tratta di proteggere l'area interessata, poi di promuovere un lavoro coordinato con la Soprintendenza ai beni archeologici, le università della Regione e le amministrazioni comunali competenti per destinare la zona in parte agli scavi e in parte alla didattica.
L'idea è di realizzare percorsi per gli studenti che permettano di interagire anche con i ricercatori.
«Sarebbe importante - dichiara l'architetto Carmine Abate - riuscire ad allestire un vero e proprio parco archeologico da aprire, oltre che agli studiosi, alle scuole e ai cittadini: potremmo così promuovere sul piano storico-culturale un settore del territorio garantendone anche la conservazione futura».
C'è infatti il timore che la cancellazione di queste importanti impronte del passato, non riuscita ai millenni, possa, oggi, essere causata in breve tempo dall'incuria o dall'avventatezza dei contemporanei.
Lorenzo Parolin
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