Trovati sul Grappa reperti risalenti a 3.200 anni fa
SCOPERTA. Sensazionale ritrovamento dell'architetto Carmine AbateIn un'area del Massiccio sono casualmente riaffiorati resti probabilmente utilizzati da una piccola comunità che viveva a circa mille metri
Dai boschi del Grappa, a poco meno di mille metri d'altitudine, stanno emergendo reperti che risalgono alla tarda età del bronzo: cocci di terrecotte, lame appartenute ad attrezzi e oggetti di trentadue secoli fa, antichi quanto quelli cantati nell'Iliade e nell'Odissea.
Si tratta di una scoperta che potrebbe letteralmente rivoluzionare le mappe archeologiche del Bassanese: è avvenuta, come talvolta accade, non per opera di ricercatori professionisti, ma di un architetto, innamorato del proprio territorio e da molto tempo in prima linea nel difenderne la bellezza e le memorie.
Per una fortunata combinazione l'autore dell'eccezionale ritrovamento, Carmine Abate, è anche vicepresidente della sezione cittadina di Italia Nostra e si è già messo in contatto a Padova con la referente della Soprintendenza archeologica regionale, per garantire un futuro al sito della scoperta.
«Da qualche tempo - dice Abate - seguo progetti di riqualificazione di edifici montani: il ritrovamento dei reperti è avvenuto alla fine della scorsa estate durante uno dei miei sopralluoghi sul massiccio del Grappa». «Ho deciso, tuttavia, di rendere pubblica la notizia solo in questi primi giorni di marzo - spiega - dopo aver ottenuto da Padova certezza dell'autenticità dei pezzi raccolti».
D'accordo con la Soprintendenza, l'architetto-archeologo ha scelto di non rivelare ancora nei dettagli l'ubicazione dell'area: «Purtroppo - commenta con una punta di amarezza - il rischio che qualche scavatore clandestino voglia arricchire la propria collezione esiste, e nel corso del mio ultimo sopralluogo ho anche dovuto costatare che il terreno è stato smosso: non vorrei che i reperti, anziché finire nelle mani dei ricercatori, prendessero la direzione sbagliata».
In Regione non mancano testimonianze risalenti all'età del bronzo (di cui restano tracce, ad esempio, nel mito della fondazione di Padova, attribuita al troiano Antenore) tuttavia, fino alla recente scoperta dell'architetto Abate, la presenza di insediamenti sul massiccio del Grappa in epoche così remote e a quote montane, non era mai stata accertata. In sostanza, terrecotte e manufatti dicono che, dove oggi transitano i turisti, 3.200 anni fa c'era una piccola comunità che si procurava il cibo, lavorava il bronzo e cuoceva vasi. Forse gli uomini di allora non vivevano lì stabilmente, tuttavia la presenza nei cocci di materiali che ancora oggi si trovano in loco e il particolare colore dei vasi, inducono a pensare ad attività svolte regolarmente da popolazioni seminomadi, quando non stanziali.
«La quantità notevole di reperti che si trova in superficie - dichiara l'architetto bassanese - sembra indicare una produzione di manufatti protrattasi nel tempo, quasi a dire che il Grappa, analogamente all'altopiano di Asiago, era una meta usuale per i nostri antenati».
«Volendo proporre una riflessione che guardi al presente - prosegue l'autore della scoperta - possiamo dire che i manufatti di allora raccontano una volta di più la ricchezza del nostro territorio e la necessità di lavorare per conservarlo consegnandolo intatto ai nostri figli».
«Se poi - chiude Abate - pensiamo che sul massiccio sono state combattute nel secolo appena trascorso ben due guerre, l'integrità del sito e del suo piccolo tesoro archeologico sono da considerare un'autentica fortuna».
Ora, dopo aver consegnato i reperti alla Soprintendenza, e verificato che l'area del ritrovamento insiste su un terreno pubblico, il prossimo passo per l'architetto bassanese sarà mettersi in contatto con l'Amministrazione interessata, lavorando di concerto con le autorità competenti per trasformare la zona in un parco da destinare alla didattica e alla ricerca archeologica.
Lorenzo Parolin
Lorenzo Parolin
