giovedì, 24 maggio 2012

Adesso i quattro Glasvegas hanno un animo «Euphoric»

MUSICA. Gli scozzesi, spesso scelti da Bono come gruppo spalla, a Milano con il nuovo album
Nel cd, in uscita il 5 aprile, il gospel si fonde con il rock e l'elettronica

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15/03/2011 Bono ha definito la loro My own cheating heart una delle canzoni più belle che lui abbia mai sentito e li ha voluti come gruppo-spalla in diversi concerti. Con l'album di debutto, a cavallo tra 2008 e 2009, la rock band dei Glasvegas ha raccolto premi, dischi d'oro e nomination ma soprattutto si è lasciata alle spalle per sempre il luogo in cui è nata, a metà degli anni 2000, l'East End di Glasgow.
Con il secondo cd, in uscita il 5 aprile, intitolato Euphoric /// heartbreak \(sì, ci sono i simboli della salita e della discesa, dalla gloria alla disperazione) il quartetto scozzese guidato dall'ex calciatore professionista James Allan e da suo cugino, il chitarrista Rab Allan, ha costruito un disco di forte impatto, dove i crescendo del gospel, la musica sacra afroamericana, si fondono al rock e all'elettronica. Quando si pensava che i Killers o i Kings of Leon potessero seguire le tracce degli U2, ecco che arriva una band scozzese a scompaginare i piani dei gruppi americani.
«Per noi conta solo la passione», ci spiegano i Glasvegas, ieri in concerto a Milano per presentare in anteprima i brani del nuovo Euphoric…. «Quando ci esibiamo dal vivo, vogliamo finire in ginocchio, sapendo di avere dato tutto di noi stessi al pubblico. È la passione che ci muove. Abbiamo rinunciato a tutto, per poter scrivere e cantare le nostre canzoni. Il primo a credere nelle nostre potenzialità è stato Alan McGee, lo scopritore degli Oasis. Eravamo senza soldi e senza lavoro, e lui è venuto a un nostro concerto, dove ci saranno state 20 persone al massimo, e ci ha detto che eravamo grandiosi. Anche il commento di Bono, è inutile negarlo, ci ha fatto piacere».
James Allan, in realtà, aveva cercato di contattare il leader degli U2 prima ancora di pubblicare il disco d'esordio. «Sì, ho saltato il cancello della sua villa per fargli sentire il provino che avevamo appena registrato. Ma non ci sono riuscito; mi hanno fermato prima che potessi incontrarlo. Non ho avuto paura, anche perché come cani da guardia aveva dei chihuahua».
A parte gli scherzi, i Glasvegas possiedono il raro dono di trasmettere i propri sentimenti grazie all'ardore con cui interpretano le canzoni. «Ci piacerebbe che i nostri dischi sfuggissero alle classificazioni di genere ma se proprio volete etichettarci allora chiamate la nostra musica "heavy metal", anzi "heavy senti-me(n)tal". Non abbiamo paura dei sentimenti».
Tanto da coinvolgere la madre di James nel brano che chiude il nuovo album. «Sì, quella che sentite in Change è la sua», conferma il cantante dei Glasvegas. «L'abbiamo ospitata in studio per registrare la sua parte. E anche se quello era il mio ambito, anche lì ha fatto sentire la sua presenza. Mi ha sostenuto in un momento molto difficile per me (James ha avuto problemi di droga, ndr) ed è giusto che in quella canzone ci sia la sua voce».

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