sabato, 4 febbraio 2012

L'ESTATE PIU' BELLA

CAMBIA:

Laquidara
«Zaino in spalla
a Zabriskie
Point»

LA MIA PIÙ BELLA ESTATE. Patrizia Laquidara in viaggio scrive canzoni. La vacanza ideale della cantante di origini catanesi è con lo zaino in spalla e all’avventura. Ma da anni ad agosto è impegnata in tournée in tutto il mondo
14/08/2010
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Patrizia Laquidara

Scegliere solo un'estate da raccontare, fra tante memorabili, è un'impresa per chi vive la vacanza come viaggio, scoperta, zaino in spalla e "on the road", l'avventura sempre dietro l'angolo. Come per Patrizia Laquidara, cantante e compositrice di origini catanesi ma vicentina d'adozione (vive fra Vicenza e Milano).
Le sue ultime estati le ha passate in tournée, in Italia ed Europa, ma anche in Sud America, dove tornerà fra qualche mese per concerti in Brasile, Guatemala e Colombia. E ogni concerto ha una storia che meriterebbe di essere raccontata: «Come qualche giorno fa a Ceccano, in provincia di Frosinone - ricorda la cantante -. Sul palco ho fatto salire un ragazzino di 13 anni che è un vero e proprio genio naturale della musica. È autistico, e la musica è il mezzo che usa per comunicare».
«Non ho mai visto nulla di simile in vita mia - racconta Patrizia Laquidara -. Alla sua età è in grado di accordare e suonare quasi tutti gli strumenti, senza che nessuno gli abbia insegnato nulla. E così abbiamo suonato assieme sul palco e il giorno dopo ho passato tutta la giornata con lui e la sua famiglia. È stata una bellissima esperienza».
Il periodo estivo è quasi sempre occupato dagli impegni artistici «ma fra una data e l'altra riesco anche a divertirmi, soprattutto all'estero, quando scopro sempre posti nuovi».
E l'estate che non dimenticherà è quella del 2006, quando con il suo compagno viaggiò negli Stati Uniti fra la California e il Nevada: «Non eravamo molto organizzati, ma io non parto mai organizzata, parto e basta - sottolinea l'artista -. Abbiamo attraversato il deserto della Death Valley. Volevo vedere Zabriskie Point, perchè adoro il film di Michelangelo Antonioni, con la colonna sonora, che prende il nome da una di quelle zone desertiche. E poi arrivare di notte a Las Vegas, con le luci in lontananza che squarciano il buio della notte. E ritrovarsi in mezzo al nulla nel deserto, senza vedere una faccia o un'auto per ore. C'erano situazioni e posti assurdi».
Anche con qualche momento di panico: «Nel deserto perdi la concezione del tempo e così ci accorgemmo di avere poca benzina e tanta strada da fare per arrivare a San Francisco e prendere l'aereo per New York - racconta - . In quei momenti ti vengono in mente scene di film, pensi al peggio e dici: questa è la fine».
«Ma poi siamo riusciti in qualche modo a raggiungere una stazione di servizio - ricorda la cantante -. E da lì a salire le montagne per raggiungere San Francisco oltre la catena montuosa. Trovammo una tempesta di neve e tutti i passi erano chiusi, tranne l'ultimo. Qualche ora prima eravamo in maglietta in mezzo al deserto con un sole che spaccava le pietre e poco dopo con i giacconi tremavamo per il freddo in mezzo alla tormenta di neve. Alla fine montammo le catene e riuscimmo ad arrivare all'aeroporto in tempo. Siamo stati degli incoscienti, ma alla fine ce l'abbiamo fatta».
Un'esperienza indimenticabile. Come molte altre. «Scrivo tutto su un diario quando vado in giro, per ricordarmi meglio le cose. E poi rileggendo le impressioni provate durante i viaggi, nascono anche idee per le canzoni».
Un'ispirazione trovata spesso in Brasile: «Qualche anno fa partii da sola, come faccio spesso, con lo zaino in spalla - racconta -. Mi piaceva la musica brasiliana e andai alla ricerca dei luoghi cantati nella canzoni. Quel viaggio cambiò l,a mia vita: per esempio, da quando sono tornata, non ho mai più indossato un orologio». E non è finita: «Sogno di fare la Panamericana, in bus dalla Colombia alla Patagonia». Un'esperienza che si trasformerà in canzoni.(11-continua)

Nicola Rezzara


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