Paziente morì Primario e vice sono prosciolti
NOVENTA/1. Donna di Montecchio Precalcino spirò il 14 maggio '10. Non fu un omicidio colposo. Prevale la tesi che la setticemia per la rottura dei punti fu imprevedibile
Maria Rita Brunello muore il 14 maggio 2010 all'ospedale di Noventa dopo avere sofferto le pene dell'inferno. Per due giorni lei e i famigliari, che chiedono inquieti lumi ai sanitari, vengono tranquillizzati che l'intervento di rimozione di un polipo rettale con l'innovativa tecnica di microchirurgia endoscopica “Tem” è riuscito e i dolori sono destinati a passare. Invece, ma lo si scoprirà solo con l'autopsia, erano saltati i punti che avevano provocato i sintomi dell'addome acuto. In letteratura scientifica, sostengono i difensori dei due medici che finiscono sotto inchiesta, è un evento più unico che raro. Si tratta di un fatto imprevedibile e, come tale, sana sotto l'aspetto penale le eventuali incertezze dei sanitari, e in particolare del primario Francesco Salano, 57 anni, di Vicenza (avv. Giuliano Carrucciu) e dell'aiuto Giovanni Borga, 64 anni, di Sossano (avv. Marco Dal Ben), che avevano operato la paziente e seguito il decorso.
Ieri mattina a quasi ventuno mesi dalla disgrazia il gip Dario Morsiani ha prosciolto i due chirurghi dall'accusa di omicidio colposo. I congiunti della morta, assistiti dall'avv. Lucio Zarantonello, forti di una consulenza di parte avevano presentato l'opposizione sostenendo che c'era spazio per indagare le supposte manchevolezze dei sanitari, ma il giudice ha ritenuto che la disamina scientifica dei dottori Zangrandi e Comacchio esclude quegli indizi che avrebbero reso necessario il dibattimento pubblico.
RICORDO. «Alle 3 di notte la mamma mi ha chiamato dall'ospedale sul cellulare: “Venite a prendermi, portatemi da un'altra parte perché non ce la faccio più, sto soffrendo troppo, per me ho un'infezione”». Così Cristina Martini, figlia della deceduta, ricordò quella drammatica telefonata notturna. «Da due giorni si lamentava per i dolori e i medici dicevano che era una lombosciatalgia - prosegue -. Il mio rammarico è che se fossimo stati più duri e avessimo protestato forse sarebbe ancora qui». In realtà, i consulenti della procura e della difesa concludono che la particolarità dello choc settico provocato dalla rottura delle suture, rendeva difficile diagnosticare l'effettivo quadro clinico. Certo, i consulenti della procura hanno sottolineato che «il mancato approfondimento di segni e sintomi di addome acuto insorti nell'immediato post-operatorio da parte dei sanitari, il cui intervento era stato ripetutamente sollecitato dal personale infermieristico e dagli stessi famigliari della signora Brunello» avrebbero dovuto rappresentare delle importanti spie, tuttavia la mancanza in letteratura scientifica di casi simili di utilizzo della microchirurgia endoscopia, li ha scagionati. Come hanno sottolineato gli avv. Dal Ben e Carrucciu nel chiedere l'archiviazione.
Ivano Tolettini
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