Noventa Pronto Soccorso Scoppia il caso
NOVENTA. Presa di posizione del responsabile Vincenzo Riboni che a metà gennaio resterà senza il vice Lorenzo Sinigaglia che va in pensione. Il primario: «Mancano le sale per assegnare i codici d'urgenza, per i pazienti critici e per l'attesa». Poi non ci sono stanze attrezzate
«Non c'è una postazione per il triage, non c'è mai stata una sala di attesa, mancano gli spazi per il paziente critico. Non chiediamo nulla di straordinario, ma almeno un ambiente decente in cui il malato abbia la comodità che gli spetta. La strumentazione é all'altezza. Non c'è nulla in meno rispetto a Vicenza. C'è pure l'ecografo. Il personale dà il massimo. Ma è la cornice logistica che non va bene». La struttura sotto accusa è il pronto soccorso dell'ospedale di Noventa e lo sfogo è del primario Vincenzo Riboni, che guida quello che è un unico reparto di prima linea dell'Ulss 6, distinto nelle due sezioni di Vicenza e di Noventa, e che al "Pietro Milani" può contare su un organico formato da tre medici - il vicario Lorenzo Sinigaglia, Catia Sanigi e Damiano De Tullio - da un caposala, 16 infermieri e 5 autisti per le ambulanze. Il problema si trascina da tempo. Qualche anno fa si era pensato di costruire un nuovo pronto soccorso in una zona adiacente all'attuale, ma poi per le norme antisismiche il progetto è stato abbandonato ed è rimasta la sede di prima: un corridoio di passaggio su cui si aprono due porte tramite le quali si accede ad altrettanti ambulatori. I servizi igienici non sono adeguati. Mancano quelli per i disabili. Non ci sono stanze attrezzate per l'osservazione breve. Manca, come detto, una postazione per il triage che rispetti la normativa sulla privacy e sia collegata alla sala di attesa. Inoltre, ambulatori stretti, arredi antiquati che fanno a pugni con la normativa sulla sicurezza e tante altre carenze.
Insomma una situazione pesante, denunciata lo scorso anno anche dalle Rsu dell'Ulss con la necessità di un salto di qualità funzionale che Riboni invoca da sempre. Non c'è polemica nella parole del primario "pasionario" che al suo lavoro è molto legato, ma amarezza. «Per fare il triage, cioè per ricevere il codice di urgenza, il paziente deve entrare in uno degli ambulatori e poi uscire - spiega - Un disagio incredibile, che non è più giustificabile, anche perché medici, infermieri e tutti gli altri operatori a Noventa danno l'anima per il paziente. La priorità assoluta è proprio la creazione di una postazione per il triage in comunicazione con la sala di attesa, per facilitare e diversificare l'accesso delle persone. Poi sarebbe importante raddoppiare il numero dei letti dell'osservazione breve. Oggi ne abbiamo due, ma ce ne vorrebbero quattro. Noventa lo merita anche per l'attività che il pronto soccorso riesce a fare. Nel 2010 abbiamo avuto 15 mila 100 accessi e quest'anno il trend è lo stesso, anche se il personale resta sotto organico». Un'ulteriore questione: prima di Natale Riboni ha scritto al dg Antonio Alessandri per chiedere rinforzi, anche perché a metà gennaio il suo vice Sinigaglia, dopo una vita nell'ospedale di Noventa se ne andrà in pensione: «Ci vogliono almeno 4 medici fissi e un turno in più di infermieri. Non pretendiamo miracoli, solo ciò che è necessario».
Franco Pepe
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