giovedì, 9 febbraio 2012

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Mega Despar
in zona verde
Protestano
i residenti

LONGARE.I residenti della zona Casoni si sono ritrovati per discutere del maxi insediamento vicino alla Valdastico. Centoventi famiglie danno vita al comitato che chiede notizie sul centro di stoccaggio
14/08/2010
Zoom Foto
Un magazzino della Despar

Longare. Chiedono di essere ascoltati. E di conoscere nel dettaglio quello che succederà con l'insediamento del centro di stoccaggio merci di un'azienda che opera nel settore della grande distribuzione alimentare. Centoventi famiglie di Longare, Montegaldella e Castegnero si sono riunite l'altra sera.
Nell'area dove abitano, nella zona Casoni, infatti, potrebbe sorgere un impianto di raccolta e smistamento merci. Nulla ancora di ufficiale, solo voci che trovano conferme nelle parole degli amministratori locali. Loro, però, non ci stanno. Più che contestare la scelta di realizzare la piattaforma di smistamento contestano il metodo usato dalle amministrazioni comunali. Perché- a loro detta- non sarebbero stati coinvolti del processo decisionale. Nessuna riunione, nessun incontro pubblico. Solo risposte sempre stringate e vaghe. Così hanno costituito un comitato "per la salvaguardia di via Casoni Montegaldella, Longare e Castegnero".
«Abbiamo chiesto- spiega Paola Campanaro Bellin, promotrice dell'incontro- che gli amministratori ci forniscano i dettagli dell'iniziativa. Rispettiamo l'azienda che ha scelto di fare questo investimento e il privato che vuole vendere il terreno. Siamo però perplessi perché non ci danno risposte né ci dicono come stanno le cose. I sindaci danno sempre risposte vaghe, temporeggiano, si barcamenano. Vogliamo far sentire la nostra voce, singolarmente, infatti, non siamo ascoltati. Avrebbero dovuto sentire la nostra opinione, confrontarsi con noi e invece siamo venuti a conoscenza della questione solo dai giornali e dalle tv». La preoccupazione nasce anche dal fatto che l'area interessata è una zona destinata al ripopolamento della fauna selvatica. Una cinquantina di ettari interdetti alla caccia dove si possono trovare le cicogne, il picchio, l'airone cenerino e dove ogni anno si svolge il censimento delle lepri.
«Perché è stata scelta proprio quell'area di grande valore naturalistico e ambientale, già pesantemente danneggiata dalla Valdastico?», si sono chiesti gli abitanti durante l'incontro a cui ha partecipato anche un rappresentante di Italia Nostra.
«Prima che ci sia il cambio di destinazione d'uso, che arrivino le ruspe e il territorio sia deturpato in modo irreversibile vorremmo dei chiarimenti, credo siano doverosi. Li chiedono anche coloro che hanno paura che in zona transitino centinaia di tir ogni giorno con ripercussioni per la viabilità e la salubrità della zona», precisa Paola Campanaro Bellin che insieme al padre Vincenzo sta coordinando il comitato. Il prossimo passo sarà quello di andare direttamente in Regione per un confronto. Prima verrà nominato il gruppo di coordinamento del comitato. Che ha già preparato altre iniziative per far sentire la propria voce.

Matteo Marcolin


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