giovedì, 20 giugno 2013

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Torri, sigilli alla fabbrica degli schiavi

TORRI DI QUARTESOLO/1. Blitz ieri della polizia locale e degli ispettori dell'Inps in uno stabile fra via Gorizia e via Fiume. Nella ditta di tessuti trovati 19 cinesi, fra cui 10 operai in nero, 39 postazioni di lavoro e 20 letti. Condizioni igieniche pessime
31/08/2012
Zoom Foto
L'ispezione nel laboratorio tessile sequestrato dalla polizia locale a Torri di Quartesolo. COLORFOTO

Una fabbrica di lavoratori irregolari. È quella sigillata ieri pomeriggio dalla polizia locale e dagli ispettori dell'Inps a Torri di Quartesolo: un'azienda tessile cinese è stata sequestrata dagli agenti su ordine del procuratore Antonino Cappelleri. Il blitz è scattato nel tardo pomeriggio nello stabile fra via Gorizia e via Fiume, dove ha sede la società “Confezioni Youcai” di cui è titolare il cittadino cinese Xiaojun Huang, 37 anni, che abita a Torri, che è stato denunciato. Nelle scorse settimane, al comando del consorzio di polizia locale di Torri erano arrivate delle segnalazioni dai residenti su un via vai di cinesi e sulla presenza di un furgone che caricava tessuti tutti i giorni. Eppure, quello stabile risultava vuoto dal 2006 anche se poi è emerso che una vicentina lo aveva regolarmente affittato nei mesi scorsi proprio a Huang. Gli agenti del comandante Paolo Bertozzo e dell'ispettore Giuliano Scaranto pertanto hanno chiesto aiuto all'Inps che ha inviato i suoi ispettori. Le pattuglie sono entrate nello stabile ed hanno trovato un laboratorio: c'erano complessivamente 39 postazioni da lavoro. All'interno, dopo averli rincorsi e cercati - uno si era nascosto in un mobile - le forze dell'ordine hanno fermato ed identificato 19 persone, tutte cinesi, fra cui alcune donne. Dagli accertamenti, durati fino in serata, è emerso che due di loro erano clandestini, mentre dieci in totale lavoravano in nero per il laboratorio. A quel punto - la percentuale di dipendenti non in regola superava abbondantemente il 20 per cento - sono scattati i sigilli. Nel corso del sopralluogo all'interno dello stabile, al piano terra, oltre alle macchine da cucire e a parecchio materiale da lavorare e già ultimato, sono stati trovati una decina di posti letto, e uno spazio riservato alla cucina. Di sopra, in un appartamento, altri posti letto. Gli operai lavoravano - verosimilmente molte ore al giorno; resta da capire con che stipendio -, mangiavano e dormivano tutti in pochi metri quadrati; è verosimile che fossero molti di più, visto il numero di macchine da cucire. I clandestini, con ogni probabilità, non uscivano quasi mai per non farsi fermare e controllare; ora sono state avviate le pratiche di espulsione.  Le condizioni igienico-sanitarie in entrambi i piani erano pessime, con un bagnetto che non veniva pulito da chissà quanto tempo. Nel complesso, la pulizia interna lasciava molto a desiderare. Alcuni degli operai hanno fatto vedere dei contratti di lavoro con una società cinese con sede a Milano; restano da accertare i collegamenti fra i due laboratori. Il titolare di quello vicentino dovrà ora portare al comando tutta una serie di documenti per comprendere se gli aspetti burocratici fossero in regola. Gli agenti e gli ispettori lo hanno segnalato in procura per svariati reati, ma la sua posizione potrebbe aggravarsi; ora dovrà chiedere il dissequestro al tribunale del Riesame. D.N.     «Io sono venuto qua a giocare a carte: non c'è lavoro, che devo fare? Sapevo che avrei trovato degli amici e volevo divertirmi un po' con i miei connazionali». «Io sono appena arrivato da Torino, cosa succede?». Sì, sono incinta. No, non lavoravo qui, ci mancherebbe. Mio marito? Mi ha lasciata. Vivo con i soldi che mi passa mia mamma dalla Cina». Sono alcune delle deposizioni raccolte ieri dagli agenti della polizia locale che, grazie all'aiuto di un'interprete, hanno ascoltato i racconti degli operai. Certo, non si immaginavano confessioni aperte o accuse al titolare; l'omertà fra i cinesi è massima, da questo punto di vista. Negli ultimi anni, in tante indagini simili, è spuntato soltanto un “pentito” cinese nel Vicentino che ha raccontato i retroscena di questo tipo di criminalità economica. Gli asiatici fermati ieri non hanno collaborato in alcuna maniera con gli inquirenti, dando l'impressione che qualcuno li avesse istruiti in maniera molto precisa su come comportarsi in caso di controlli da parte delle forze dell'ordine. Nessuno ha ammesso di lavorare lì, ma nemmeno di dormirci; nessuno ha saputo indicare chi fosse il proprietario; per loro quello stabile era una sorta di circolo ricreativo, non una fabbrica di tessuti. Eppure molti di loro erano stati visti dai residenti nei giorni precedenti. «Io? No, mai stato qua. Come si chiama questo paese?».

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