Vuoto legislativo: e le grotte di sale possono riaprire
TORRI DI Q. La Regione si adegua dopo una sentenza del Tar del Lazio. Dissequestrate diverse strutture in provincia perché considerate presidi medici. I gestori: «Ci uniremo per chiedere i danni»
Tolti i sigilli alle grotte di sale ma, dopo due mesi di agonia e un crollo delle richieste, c'è ancora un vuoto normativo e ora gli operatori vogliono associarsi e chiedere i danni economici e di immagine al Ministero della salute, come annuncia Leone Venco, presidente della Grotta di sale Vicenza.
«Il problema è che non esiste ancora una normativa per l'haloterapia - considera l'avvocato Elena Peron, che ha curato il ricorso per il dissequestro dell'Associazione sportiva dilettantisctica e culturale Grotta di Sale di Montecchio Maggiore - e, in questa situazione di incertezza, l'utente non sa più se sottoporsi o meno a questo tipo di trattamento. Il fatto che alcune grotte siano state sequestrate, ha infatti ingenerato una confusione notevole: non si capisce bene se si tratti o meno di presidi medici».
Il caso è scoppiato dopo che il 15 maggio scorso il dipartimento alla programmazione del Ministero della Salute aveva emesso una circolare che tentava di normare la terapia del sale, considerandola un presidio medico. L'effetto è stato quello di colpire tutte quelle attività, nate in pochi annmi come funghi, e tutti quegli operatori armati di tanta buona volontà, ma privi di qualsiasi competenza medica.
Gli effetti a cascata hanno coinvolto anche alcune grotte di sale del Vicentino, fra Torri di Quartesolo e Montecchio Maggiore, che sono state poste sotto sequestro dai Nas. Di conseguenza anche altre hanno deciso di autosospendere l'attività, per non rischiare di incorrere in problemi.
Quella circolare però è stata, di fatto, annullata da una sentenza del Tar del Lazio, del 15 giugno, che non solo ha dato ragione alla ditta ricorrente, ma ha condannato il Ministero della salute a pagare le spese processuali. Ha deciso allora di fare un passo indietro anche la Regione Veneto, orientata a considerare l'haloterapia un trattamento riconducibile ad attività sanitaria, e pertanto soggetto ad autorizzazione. Pur non avendo cambiato parere, e in attesa di un chiarimento, più volte sollecitato, all'Istituto Superiore di Sanità, la Regione ha assunto quindi una posizione meno rigida.
Come dire che le grotte di sale che operano senza la presenza di un medico non sono più fuorilegge, ma che la situazione potrebbe cambiare da un momento all'altro, cosa che non lascia certo tranquilli gli operatori. In Italia ci sono circa 2 mila strutture, di cui almeno una ventina nella nostra provincia.
L'assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto, ha chiesto di attivare un tavolo istituzionale, che possa dare indicazioni sulla materia. «Stando a indiscrezioni - ipotizza l'avv. Peron - le Grotte del sale potrebbero seguire la disciplina delle terme e richiedere quindi, se non proprio la presenza del medico, la sua prescrizione».
Marialuisa Duso
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