lunedì, 20 maggio 2013

Est

CAMBIA:

Le dà la cocaina e la porta a letto Medico in cella

TORRI DI QUARTESOLO. Un professionista con studio in via Roma. La polizia lo ha arrestato con uno spacciatore La giovane segretaria vittima pure di un'overdose
17/07/2012
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Un dentista al lavoro nel suo studio. FOTO D'ARCHIVIO| Il dottor Camillo De Vito

PADOVA
Stordiva la sua segretaria con cocaina e metadone per portarsela a letto. È questa l'accusa a carico di Camillo De Vito, 59 anni, medico-chirurgo residente a Padova, il quale secondo la polizia era riuscito a trascinare la dipendente del suo studio, 30 anni, ex hostess e aspirante modella, nel tunnel della droga. A fine gennaio, a causa di una dose eccessiva, la ragazza è finita in ospedale ed è rimasta 40 giorni in terapia intensiva. A quel punto è entrata in gioco la squadra mobile.
È una triste storia di droga quella che riguarda il medico, titolare di due studi dentistici a Mogliano Veneto e in via Roma 88 a Torri di Quartesolo, finito nei guai per esercizio abusivo della professione per non avere l'abilitazione in odontoiatria, già a patti per una serie di fatture gonfiate da 270 mila euro all'Ulss di Vicenza, impiegato al servizio di guardia medica dell'ospedale di Portogruaro, candidato al consiglio provinciale di Padova con Forza Nuova nel 2009. Nel corso dell'indagine i poliziotti diretti dal vicequestore Marco Calì hanno arrestato anche Enrico Zanini, 34 anni, di San Martino Buonalbergo (Verona), ritenuto lo spacciatore che riforniva la segretaria del medico della famigerata “Fefè”, un mix di cocaina e mefedrone.
L'attività di indagine parte quindi lo scorso mese di gennaio, quando la trentenne viene ricoverata in ospedale per overdose da cocaina e metadone. Il personale del Suem che la soccorre segnala il fatto agli investigatori della squadra mobile, che danno il via agli accertamenti. Nella sua abitazione trovano le boccette di metadone fornite dall'Ulss 16, in cui compare però il nome di Camillo De Vito. Scoprono quindi che la ragazza che lotta tra la vita e la morte in terapia intensiva altro non è che la segretaria del medico nel suo studio a Torri di Quartesolo. La relazione, sentimentale oltre che professionale, va avanti dal 2009. In più occasioni lei manifesta la volontà di troncare la storia ma lui riesce a trattenerla con la droga. Andando a ritroso i poliziotti scoprono che a ottobre 2011 la ragazza era finita per la prima volta in ospedale dopo che lui le aveva iniettato in vena una dose di droga. Ad un certo punto la famiglia riesce a tenerla lontana da lui per qualche mese, affidandola ad una clinica per tossicodipendenti. Lei ne esce ripulita ma quando torna a casa trova nella cassetta postale un regalo di De Vito: una dose di eroina. Inevitabilmente ci ricasca e si ributta tra le sue braccia. Nell'inchiesta finisce anche il dipendente delle Ferrovie dello Stato, accusato di essere lo spacciatore della temibile “fefè”, droga che può avere conseguenze letali se assunta in dosi consistenti. Quando si risveglia dal coma la segretaria inizia a parlare con i poliziotti, raccontando loro la sua “prigione” e tutti i particolari della sua relazione con il medico. L'indagine, coordinata dal pm D'Arpa, delinea due accuse precise a suo carico: spaccio di droga e lesioni aggravate (riferite al lungo ricovero in terapia intensiva). Il gip Bello firma un'ordinanza di custodia cautelare e sabato De Vito finisce in carcere.E. FER.

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