martedì, 21 maggio 2013

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Schiacciato dal cancello «Montatore risarcisca»

SANDRIGO. I genitori di un bimbo di 6 anni rimasto ferito hanno chiesto 50 mila euro di danni

L'artigiano installatore non avrebbe eseguito l'intervento  a regola d'arte: il manufatto  cadde addosso al piccolo
07/04/2012
Zoom Foto
L'ospedale di Vicenza dov'è stato ricoverato il bambino ferito

La pesante cancellata di ferro cadde addosso al bambino che cercava di aprirla, e il piccolo rimase ferito, fortunatamente in maniera non grave. Secondo i genitori, la responsabilità fu dell'artigiano che la montò. E per questo hanno promosso una causa civile davanti al giudice Campanati e chiedono 50 mila euro di danni.
L'incidente avvenne il 7 febbraio 2009 a Sandrigo, lungo via della Repubblica. Il piccolo A. all'epoca aveva sei anni e quel giorno era uscito dal cortile di casa per raggiungere l'auto del nonno che lo aspettava lungo la provinciale per accompagnarlo al compleanno in parrocchia di un amichetto. Il piccolo uscì - il cancello era aperto - e quindi cercò di richiuderlo, spingendolo. Ma la pesante cancellata gli crollò addosso; il nonno lo soccorse e lo liberò dal peso. Quindi lo accompagnò in ospedale dove fu giudicato guaribile in una ventina di giorni per un trauma cranico lieve, varie contusioni e un trauma addominale da schiacciamento.
Quel cancello era stato montato qualche giorno prima dalla ditta “Giemme srl”, con sede nel Trevigiano. La famiglia lo aveva acquistato da un'altra società trevigiana che aveva dato l'incarico all'artigiano di montare la struttura sulla recinzione della famiglia vicentina. Ad occuparsi dell'opera fu il titolare dell'impresa, Giorgio Moresco, che si avvalse dell'opera di un collaboratore; installarono il cancello promettendo che, in caso di problemi, sarebbero tornati. Ovviamente furono contattati il giorno dopo l'infortunio e immediatamente si recarono a sistemare la cancellata.
La buona volontà però non è valsa ad evitare loro le aule di tribunale. I famigliari del bambino, infatti, decisero di non formalizzare una denuncia in sede penale per lesioni colpose, ma con l'avv. Marangoni hanno promosso la causa civile per chiedere i danni. Oltre alle spese mediche, chiedono un risarcimento per quelli morali e biologici.
A sostegno della tesi della famiglia anche la consulenza di parte di un ingegnere, che ha sottolineato come il cancello non fosse stato installato ad opera d'arte, come peraltro lo stesso Moresco aveva ammesso quando tornò a Sandrigo in via della Repubblica.
L'artigiano si difende con forza assicurando che sì, qualcosa non funzionò nell'installazione, ma che evidentemente il bambino o qualcun altro aveva spostato il cancello, perchè non doveva cadere. «C'era un problema nello scorrimento, e quel cancello non si sarebbe dovuto chiudere correttamente; non cadere di colpo come è avvenuto». Il titolare della “Giemme”, che è assistito dall'avv. Bonora, ha nominato un proprio consulente per chiarire in maniera diversa quanto è successo.
La prossima udienza è fissata per fine anno. In aula sarà battaglia. D.N.




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