mercoledì, 23 maggio 2012

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Grisignano Fallimenti a catena

GRISIGNANO. Creditore non paga una grossa fornitura: imprenditore va a rotoli e a processo

Il titolare di una ditta che produceva scaffalature  patteggia 3 mesi di reclusione per una bancarotta semplice
25/01/2012
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Una pattuglia della guardia di finanza di Vicenza

Si chiama effetto domino. Io non ti pago la fornitura di merce e innesco una slavina che in alcuni casi si traduce in un fallimento a catena. Se lo chiedete al piccolo imprenditore Antonio Gastaldello, titolare fino al 2010 della società “Corum srl” di Grisignano di Zocco che si occupava di scaffalature con un volume di vendite attorno al milione e mezzo di euro, vi spiegherà per filo e per segno che cosa significa passare per queste traversie. E oltre al danno economico per avere visto la propria creatura fallire, sotto il peso di 800 mila euro di perdite, con contraccolpi economici immaginabili, ha dovuto presentarsi in tribunale per patteggiare 3 mesi di reclusione per bancarotta semplice. La sua colpa? Quella di non avere portato i libri in tribunale quando chiuse il bilancio 2008 con una perdita di 795 mila euro, e invece aveva cercato di esorcizzare il baratro andando avanti cocciutamente nel disperato tentativo di risalire la china.
Ieri mattina in tribunale Gastaldello, 45 anni, di Vicenza, assistito dall'avvocata Barbara Bertuzzo, ha scelto la strada meno dolorosa, scendendo a patti col gup Stefano Furlani e incassando 90 giorni di reclusione. La pena è stata sospesa.
All'origine dei guai economici e giudiziari dell'imputato un fornitore che nel corso del 2008, avendo a sua volta subito una stangata per la quale fallì, non aveva onorato il debito con la “ASG srl” (poi diventata “Corum srl”), per parecchi soldi. Oltre 100 mila euro.
Il curatore fallimentare Maurizio Gianello ha analizzato che la falla di bilancio apertasi nei conti della “ASG” a causa di quella beffa, aveva creato un danno insormontabile per le sue fragili finanze.
L'inchiesta della procura aveva spinto il pm Marco Peraro ad ipotizzare la bancarotta fraudolenta patrimoniale, perché sarebbero state fatte sparire fatture di vendita per arrecare un danno ai creditori.
In realtà, come ha sostenuto l'avv. Bertuzzo con una circostanziata memoria, Gastaldello non aveva preordinato alcun passaggio criminale, ma aveva subito le disavventure del mercato che per lui avevano partorito un dramma commerciale, tramutatosi nel fallimento.
Insomma, l'imputato non aveva procurato a se stesso alcun illecito profitto - come recita la dicitura di stile del codice per ipotizzare la bancarotta con distrazione di beni -, ma aveva patito la scorrettezza di un fornitore che avendogli rifilato una sola, non era stato più in grado di far fronte ai suoi impegni finanziari - a cominciare da quelli con le banche - e nel giro di qualche mese si era aperto davanti alla “ASG srl” il baratro. Questo gli inquirenti lo hanno riconosciuto, tanto che il più grave reato di bancarotta fraudolenta è stato riqualificato in quello meno pesante di bancarotta semplice. Come l'entità della pena fi nale, 3 mesi, fa fede.I.T.




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