giovedì, 20 giugno 2013

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Schivo batte Moro: «Giusto ricordare le figure locali»

GALLIO. L'intitolazione della via al sacerdote continua a far discutere. Cittadini e turisti appoggiano  la decisione presa dalla Giunta: «Un omaggio doveroso un modo per far conoscere la nostra storia»
26/07/2012
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Lo statista Aldo Moro

Intitolare la via a monsignor Beniamino Schivo o ad Aldo Moro? Il quesito sembra essere diventato il tormentone dell'estate a Gallio, dove fa discutere la decisione dell'amministrazione di variare l'intitolazione della via di acceso ad una nuova zona residenziale in fase di realizzazione, da Aldo Moro a Beniamino Schivo. La via era stata “promessa” dalla precedente amministrazione alla figlia dello statista, Agnese, nel maggio 2009 durante la presentazione del libro “Un uomo così: ricordando mio padre”, dedicato al padre ucciso dalle Brigate Rosse.
È poi però sopraggiunta, nel gennaio di quest'anno, la morte di mons. Beniamino Schivo. Il sacerdote, originario di Gallio, era un “Giusto tra le Nazioni” per il popolo ebraico, la Presidenza della Repubblica gli ha riconosciuto la Medaglia d'oro al valore civile per aver aiutato nel 1944 Paul Korn e i suoi familiari, ebrei tedeschi, a fuggire da Città di Castello, dove erano stati internati, trovando loro nascondigli, cibo e capi di vestiario.
Alcuni galliesi chiesero allora all'amministrazione di intitolare una via alla memoria del sacerdote. Inizialmente si pensò ad una zona, poi considerata troppo marginale, quindi la giunta si orientò sulla strada di prossima realizzazione che conduce all'area Erp. «Non vedo il problema se si cambia nome - afferma Carlo Schivo, omonimo del religioso - non c'è stata alcuna targa e tanto meno mi risulta ci sia stata una comunicazione ufficiale alla Prefettura. C'era solo una promessa informale».
«E precedente alla morte di mons. Beniamino - aggiunge Diomira Sambugaro, galliese di nascita ma da anni residente nel padovano -. Credo che nessuno possa criticare l'intitolazione di una via ad un cittadino così nobile. Dipendesse da me, intitolerei la piazza centrale al monsignore, visto che ci si affaccia anche la chiesa parrocchiale, dove predicò il suo mentore, il beato Carlo Liviero».
Concordano anche i turisti che in piazzetta giardini si godono la mattinata di sole.«Schivo prima di Moro, senza dubbio - afferma Camilla Ferrin, affezionata villeggiante feltrina, che da anni trascorre luglio a Gallio - secondo me tutte le strade dovrebbero omaggiare personalità locali; sarebbe simpatico e anche un modo per far conoscere la storia locale».
«Credo che Aldo Moro sia ricordato in quasi tutte le città italiane, la mancata intitolazione di una via a Gallio non influirà sulla sua notorietà - considera Giampiero Bello di Milano, da 10 anni turista fedele a Gallio -. Giusto dedicare la via a mons. Schivo, tanto più che a Città del Castello, dove ha svolto la sua missione, è già omaggiato, doveroso quindi farlo al più presto nel suo paese natale». COPYRIGH

Gerardo Rigoni




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