venerdì, 24 maggio 2013

Altopiano

CAMBIA:

Nuovo ospedale, rischio di tagli

ASIAGO. Domani ci sarà l'aggiudicazione ufficiale dei lavori alla ditta che avrà 1.180 giorni di tempo per completarli. Il sindaco Andrea Gios: «La revisione della spesa pubblica può riservare altre insidie»
17/07/2012
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L'aspetto che avrà il nuovo ospedale di Asiago| Il sindaco Andrea Gios

Maturano i tempi per il nuovo ospedale, all'orizzonte sul quale però si affacciano le nubi dei tagli alla spesa pubblica previsti dal Governo Monti. Domani sarà il giorno dell'aggiudicazione ufficiale del bando per la realizzazione del nuovo ospedale, ma prosegue l'attività negoziatrice per assicurare servizi e funzioni in vista delle nuove schede regionali.
Il nuovo ospedale di Asiago, dal costo di 22 milioni di euro, è oramai sulla via di realizzazione con la posa della prima pietra prevista a metà ottobre. Dopo l'aggiudicazione del progetto da parte della ditta Guerrato Spa (che salvo imprevisti sarà confermata domani) la ditta avrà 90 giorni per presentare il progetto esecutivo e dare il via ai lavori. Da quel momento l'opera dovrà essere consegnata entro 1180 giorni, ovvero meno di 3 anni.
Sarà un ospedale con vocazione al ricovero di giornata, con 40 posti letto su 120 dedicati a day hospital e day surgery. Avrà 10 specialità suddivise tra servizi essenziali e attività mediche di nicchia che dovrebbero porre la sanità altopianese a riparo da futuri tagli.
«Il nuovo plesso è essenziale - dice il sindaco Andrea Gios - perché l'attuale struttura è obsoleta e non permette più gli adeguamenti necessari per la sanità del terzo millennio. Ma dobbiamo vigilare sulla qualità dei servizi perché non è scontato che ci saranno ulteriori potenziamenti. Dopo 7 anni di tranquillità e di sviluppo la revisione della spesa pubblica potrebbe riservare insidie. Il tribunale di Bassano insegna».
Quindi le preoccupazioni espresse negli ultimi tempi sono anche le sue?
«No, inutile gridare “al lupo", invece di favorire l'ospedale si rischia di arrecare danni. Certe prese di posizione non aiutano; anzi sembrano finalizzate ad ostacolare le relazioni sviluppate con fatica con Regione e direzione generale. Anziché evocare catastrofi improbabili, bisogna guardare ai problemi concreti che si chiamano spending review e schede ospedaliere».
Qual è l'ospedale che Andrea Gios s'immagina?
«Non io ma tutti i sindaci. Chiediamo che chi va in ospedale riceva le cure appropriate. Non accettiamo che nel nostro ospedale si assumano rischi inutili e pretendiamo la massima tutela verso i cittadini e verso la struttura stessa. Un piccolo ospedale non si può permettere incidenti perché ogni errore pesa nelle statistiche. E da quando la sanità si fa anche con i numeri, le statistiche avverse possono far chiudere reparti».
Comunque il nuovo ospedale è un bel cambiamento rispetto a quando si rischiava la chiusura.
«Un risultato ottenuto con impegno riallacciando i rapporti con la Regione oramai deteriorati anche grazie a prese di posizione assolutamente personali del mio predecessore che, ricordo, fu il sindaco che assecondò l'assorbimento dell'Ulss 35 a Bassano senza informare la popolazione. Ora che abbiamo ridato fiducia all'ospedale, dove prima gli operatori sembravano rassegnati ed i medici rifiutavano gli incarichi perché convinti che fosse prossimo alla chiusura, l'ospedale ha avuto un graduale potenziamento ed è stato arricchito di professionalità».
Quali?
«Abbiamo salvato il punto nascite, che stiamo lottando per conservare, ed abbiamo ottenuto ottimi risultati nell'area materna infantile sia nella prevenzione della mortalità infantile sia nei parti naturali. Grazie alla collaborazione con i direttori generali e con gli assessori regionali, l'ospedale oggi gode di una progettualità in una logica distrettuale».
In conclusione?
«Non ritengo sia il momento di fare politica sulla sanità. Credo sia giusto vigilare e soprattutto essere propositivi; solo dimostrandosi convinti dei nostri diritti e consapevoli dei limiti di un piccolo ospedale possiamo sperare di proseguire nei programmi e negli investimenti».

Gerardo Rigoni

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