Marisa, gesto di disperazione
ASIAGO. Ieri eseguita l'autopsia sulla salma della suora laica asiaghese scomparsa il 20 dicembre e trovata lunedì. Gli inquirenti confermano che la morte della donna è stata violenta nel deposito di foraggio vicino al centro dei focolarini
La polizia conferma che è stato un gesto di disperazione. Marisa Baù, 48 anni, la suora laica focolarina, originaria di Asiago, scomparsa il 20 dicembre a Montet nella Svizzera francofona, e trovata lunedì scorso morta in un capannone agricolo in località Cugny a un chilometro e mezzo dal Centro d'incontro dei Focolari dove viveva da anni, avrebbe deciso di farla finita. Il contadino che ha scoperto il dramma, spostando una rotoballa di fieno nella sua stalla, l'ha trovata appesa ad una trave con un cappio al collo. La funzionaria della polizia di Friburgo, Donatella Del Vecchio, ha confermato solamente che «la morte non ha visto l'intervento di terze persone». La procura ha comunque aperto un'inchiesta, trattandosi di una morte violenta.
Sul dramma restano molti dubbi perché in quello stesso deposito agricolo erano entrati quanti stavano cercando Marisa nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa. Anche i suoi familiari, che si erano aggiunti ai volontari durante le ricerche, erano entrati nel fabbricato. Nessuno però l'aveva individuata: la donna è stata infatti trovata dietro il fieno. Quelle balle non venivano spostate da tempo, ed è quindi verosimile che nessuno, durante le prime affannose ricerche, si sia accorto del corpo nascosto.
Ieri all'ospedale cantonale di Friburgo, dove la salma è stata trasportata dopo il ritrovamento, è stato effettuato il riconoscimento con la tecnica del Dna che ha confermato l'identità del corpo. Che rimane però per ora una delle poche certezze. I familiari, partiti quasi in blocco per la Svizzera, sono già di ritorno in Italia senza le risposte alle loro tante domande. La famiglia pare intenzionata, qualora non ritenesse esaurienti le conclusioni degli esami autoptici, ad affidare ulteriori approfondimenti ad un medico legale di fiducia appena la salma rientrerà in Italia. Rientro previsto non prima di lunedì.
«Sono in corso di accertamento le cause della morte, in quanto l'esame autoptico sul corpo non è ancora terminato - confermano i familiari in un comunicato -. Inoltre, anche nei prossimi giorni saranno effettuati degli esami più approfonditi; per questo non è ancora possibile ipotizzare le cause che hanno portato alla morte della nostra familiare. Chiediamo comprensione in questo tragico momento e una delicatezza nel trattare l'argomento per non macchiare l'immagine di Marisa, che per noi è una persona molto speciale».
Anche un nutrito gruppo di rappresentanti del Movimento dei focolari ha raggiunto Montet nella giornata di ieri per accogliere e confortare nel migliore dei modi la famiglia Baù in questo momento così difficile. E per ricordare insieme Marisa.
«Era una persona meravigliosa - ricorda Marithé Vuigner, co-responsabile del centro di Montet -. Sempre pronta ad accogliere gli altri. Una persona su cui poter contare sempre, gradevole e fine. Molto legata alla sua bellissima e numerosa famiglia».
Cosa sia accaduto alla suora di origini vicentine, e che possa averla spinta a quella terribile decisione, resta indecifrabile.
Gerardo Rigoni
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