«Quell'attentato una macchia per l'Altopiano»
GALLIO. L'amarezza dell'ex sindaco Antonella Stella a sei anni dal fatto. Il pacco bomba scoppiò nel suo studio a Padova. Mai scoperto il responsabile. «Il movente? La mia politica urbanistica severa»
Il 10 gennaio del 2006, alle 15.30, un libro-bomba scoppiò nello studio medico padovano di Antonella Stella, allora sindaco di Gallio. Un ordigno potente, ma fortunatamente la psichiatra subì "solo" ferite piuttosto serie alle mani e alle braccia.
Le indagini della polizia di Padova hanno scandagliato l'intera esistenza della dottoressa, dalla sua attività professionale alla vita privata. Ma le ricerche condotte dalla squadra mobile riconducevano sempre al suo impegno nell'amministrazione pubblica: l'attentato sarebbe cioè da attribuire alla politica urbanistica scelta dal sindaco di Gallio, che impose severi vincoli alla cementificazione del territorio. Una bomba che ha scritto una delle pagine più nere della storia recente dell'Altopiano di Asiago e che ha lasciato profonde ferite sia nell'animo dell'ex primo cittadino, sia in quello dell'intera comunità.
Dottoressa, si rimargineranno mai queste ferite?
Dopo l'attentato - risponde Antonella Stella - c'è stato un rifiuto collettivo che posso anche comprendere. Io stessa avrei fatto fatica a credere che una cosa del genere potesse accadere sull'Altopiano, se non fosse successa a me. Talvolta, quando si diagnostica una malattia grave, come il tumore, il paziente rifiuta l'evidenza e si fa fare altre visite e diagnosi. Ma prima o poi deve ammettere la realtà e farsi curare. Questo non è ancora successo: la comunità deve accettare che questo può accadere anche sull'Altopiano.
Cosa prova quando ripensa a quel giorno?
Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto ho rischiato. Mi ricordo che ero allegra perché avevo visto sbocciare i primi precoci fiori. Alle 11 avevo lasciato il municipio per recarmi a Padova nel mio studio per il primo appuntamento. La mia paziente era già nella sala d'attesa, ma volevo controllare alcune cose prima di dedicarmi a lei. Il pacco mi incuriosì ed appena lo aprii, la mia vita cambiò per sempre.
Uscita dall'ospedale e finita la convalescenza, lei si dimise da sindaco. Dimissioni poi ritirate, ma ha sempre espresso delusione per la freddezza dei suoi colleghi sindaci e di tanti suoi concittadini. È ancora così?
I sentimenti, come nelle grandi storie d'amore, sono contrastanti. Gallio e l'altopiano sono la mia terra, e questo nessuno me lo può togliere. Però è altrettanto vero che qualcosa si è rotto: sono stata tradita e questa macchia rimane. Non voglio passare per quella che ha infangato l'Altopiano, che ha sporcato l'immagine fiabesca abilmente costruita. Chi l'ha infangato sono quelli hanno inviato il pacco-bomba e incendiato l'auto del capo dell'Ufficio tecnico di Roana, Marco Farro. Tornando all'esempio del tumore, quando incontri un malato spesso si parla di tutto tranne che del male. Questo deve cambiare, dobbiamo tornare ad interessarci del nostro prossimo; dobbiamo ritornare a parlare non dell'attentato, ma di quello che lo causò.
Si ricandiderebbe?
No. Io sono entrata in politica pensando di poter fare qualcosa per la mia terra e la mia gente. Ed invece sono andata a pestare nell'orto minato di qualcuno che non sapevo esistesse, tanto che anche gli inquirenti mi chiedevano come potessi non sapere quali interessi ci fossero in gioco.
Che cosa sa delle indagini?
Ho chiesto fin da subito di non sapere ogni passaggio dell'inchiesta per non inquinare la mia opinione nei confronti di altri, di persone che considero amici. E poi avevo paura che sapendo certe cose le potessi involontariamente divulgare, vanificando il lavoro della polizia.
Che cosa chiede a distanza di sei anni?
Solo giustizia. Potrei anche perdonare chi mi ha fatto questo, però il perdono è una grazia, lo si deve chiedere. Come faccio a perdonare se non so chi devo perdonare? Quindi, chi sa parli: così libererà la sua coscienza, e anche me dal fardello che continua a pesare. Â
Gerardo Rigoni
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