mercoledì, 23 maggio 2012

Altopiano

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Asiago: in due mesi 40 incendi Pascoli e boschi a rischio

ASIAGO. Le scarse nevicate non sono state sufficienti a bagnare adeguatamente il terreno. I vigili del fuoco sono intervenuti quasi ogni giorno per spegnere i focolai alimentati dalla siccità: «Finora siamo stati fortunati»
05/01/2012
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Incendi boschivi, una quarantina in appena due mesi. ARCHIVIO

Un intervento al giorno; o quasi. Sono oltre 40 gli interventi tra novembre e dicembre dei vigili del fuoco di Asiago chiamati a spegnere incendi di sterpaglie. Una situazione considerata "critica" per la siccità che permane dal 9 novembre e che ha messo a rischio prati e pascoli. Finora solo la tempestività degli interventi ha evitato che le fiamme intaccassero anche i boschi ma, sottolineano i pompieri, è stato soprattutto fortuna.
Nel Vicentino ci sono stati ben 24 incendi boschivi di cui 12 sull'Altopiano con 6 a Foza, 3 sul territorio di Asiago, 2 a Gallio e 1 a Lusiana. Tutti piccoli roghi che hanno consumato poco più di 23 ettari di superficie di cui solo 2,6 ettari di alberi veri e propri. Incendi dove sono intervenuti vigili del fuoco e Corpo forestale ma soprattutto il Servizio forestale regionale con i suoi operai e volontari.
«Gli incendi sono provocati soprattutto dalla negligenza delle persone, che bruciano sterpaglie, cosa tra l'altro vietata, e poi perdono il controllo delle fiamme, oppure gettano la sigaretta dal finestrino dell'auto - spiega Miria Righele, dirigente del Servizio forestale regionale - In qualche raro caso sono invece provocate da azioni dolose e in casi ancora più rari da cause naturali, quali i fulmini. L'incendio boschivo è difficile da controllare perché si propaga sottoterra bruciando le radici tanto da poter riaffiorare a decine di metri di distanza. Un danno al sottosuolo che poi provoca dissesto idrogeologico perché il terreno è privato dalla fitta rete di radici».
Proprio per evitare che le aree liberate dagli alberi con l'incendio possano diventare oggetto di speculazioni, la Regione vieta il cambio di destinazione delle aree boschive bruciate, così come la pratica della caccia. Inibizioni che in pochi anni hanno quasi azzerato gli incendi dolosi.
«I boschi sono in espansione - conclude Righele - con un più 19 per cento in vent'anni, ma non tutto il bosco e "bosco buono". In Veneto il bosco s'insedia dove l'agricoltura è stata abbandonata: sarà pure bosco ma l'abbandono rimane costituendo una diminuzione di un patrimonio naturale importante».  In molti si prodigano per la tutela del patrimonio boschivo, soprattutto nei periodi, come quello attuale, in cui il rischio incendi si presenta più elevato. A coordinare l'attività di vigili del fuoco, Corpo forestale dello Stato e squadre di volontari della protezione civile sono i Servizi forestali regionali.
Perché in Veneto, dal 1977, è proprio il Servizio regionale ad avere competenza sullo spegnimento degli incendi boschivi, tanto da disporre di personale che si trova in reperibilità 24 ore su 24, tutti i 365 giorni dell'anno. Inoltre, è sempre il Servizio forestale regionale a gestire la pianificazione boschiva e ad occuparsi della difesa idrogeologica dopo che si è verificato un incendio.
Nell'ambito della provincia di Vicenza, il Servizio conta due uffici; uno nel capoluogo e uno a Gallio. Da queste due sedi i funzionari assicurano un'opportuna gestione dei boschi non solo pubblici, che sull'altopiano dei Sette comuni non sono numerosi, ma anche quelle di proprietà collettiva, che invece rappresentano la maggior parte, e anche i boschi di proprietà privata.G.R.

Gerardo Rigoni




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