Enego
Dalla Palma
saluta
il paese
ENEGO. Lillustre cittadino dispensa spettacolo e pillole di saggezza
Come non li dà a sé, Diego Dalla Palma non pone limiti agli altri. Così, la sua serata di addio a Enego, lungi dallo struggimento che pure non è mancato, si riempie di parole vere; e, come di solito accade, la verità quasi mai è comoda.
I 250 posti del bel teatro sono andati esauriti in brevissimo. Fuori si accalca una folla delusa, per tutti c'è comunque il mega schermo montato in piazza. Nonostante la temperatura poco invitante, 500 persone seguiranno sino alla fine lo show, in piedi e intirizziti. È uno dei paradossi del carisma di Dalla Palma, amatissimo nel mondo e "amatodiato" a casa sua, quella Enego cui i suoi visceri lo arpionano ma da cui la dignità gli impone di staccarsi.
E non certo per i molti concittadini che lo stimano, lo incitano, lo adorano; ma a causa di coloro, frammisti ai primi, che in faccia sono tutto un salamelecco e, appena girate le spalle, via con lo sport popolare più diffuso, specie nei piccoli paesi: la maldicenza.
«Una volta i miei genitori furono informati che ero stato in galera solo perché qualche bell'anima, vedendomi coi capelli rasati, pensò subito al carcere. Ho perdonato tutti quelli che mi hanno fatto del male: il perdono è terapeutico!».
In un dialetto che crea complicità, Diego Dalla Palma si mette davvero a nudo. E la sua credibilità deriva dal fatto che, prima di rilevare le manchevolezze altrui, analizza e denuncia senza compiacimento le proprie cadute. Prendete questa: «Mi sono prostituito tre volte, e vi assicuro che è la cosa più umiliante che possa capitare». O l'outing: «Fino ai 40 anni ho dato molta importanza, forse troppa, al sesso. La mia famiglia e io abbiamo sopportato parecchi fastidi, in paese, legati alle mie scelte sessuali. C'è ancora chi definisce la mia abitazione "la casa del reciòn". Essere omosessuali può essere un disagio, essere stupidi è sicuramente un problema».
Sulla propria condotta: «Non sono immorale, perché non infrango le regole. Mi reputo a-morale, privo cioè di regole che non siano quelle dettate dalla mia coscienza. Sono nato in una casa senza porte e senza finestre, da una donna che era stata dichiarata sterile. È la metafora più calzante del mio modo di vivere, privo di barriere al pensiero».
E della morte dice: «È un momento della vita che ti porta in un'altra dimensione».
Infine, il padrone di casa convoca tutti i giovani del paese a salire sul palco. Racconta che in un momento di tristezza lo ha sollevato ascoltare dal vivo il soprano Montserrat Caballé eseguire L'inno al coraggio, diretta da Vangelis. Ripropone allora il brano e lancia una sorta di testamento spirituale alle persone cui tiene di più: «Ragazzi, non restate dove si ingrigisce, dove ci si lascia scivolare la vita addosso. Abbiate il coraggio del volo, di librarvi anche a costo di recidere qualche ancoraggio». Applausi.
Diego Dalla Palma si inchina e ringrazia.© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alessandro Zaltron
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