mercoledì, 23 maggio 2012

Bassano

CAMBIA:

Falsificò la nota del presidente del Tribunale

IL PROCESSO. Per ottenere un finanziamento di 20 mila euro. È iniziato il processo all'ufficiale giudiziario che con documenti falsi ha cercato di nascondere dei procedimenti a suo carico
31/01/2012
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Il tribunale di Bassano

È iniziato ieri il processo a carico di Giuseppe Maida, 51 anni, l'ufficiale giudiziario del tribunale di Bassano, fuggito all'estero la scorsa estate dopo essersi impossessato di seimila euro trafugati dalla cassaforte del palazzo di giustizia. Il procedimento in corso da ieri, tuttavia, non riguarda la fuga con i denari del tribunale bensì, stando all'ipotesi accusatoria, il falso materiale commesso dall'ufficiale giudiziario nel tentativo di ottenere un finanziamento da una società genovese. Secondo quanto ricostruito dal pm Gianni Pipeschi, Maida avrebbe falsificato una dichiarazione scritta del presidente in merito al suo profilo professionale richiesto dalla finanziaria per istruire la pratica. La vicenda risale all'autunno di tre anni fa ed è stata ricostruita in aula con l'ausilio del sostituto commissario Franco Bertagnoli, responsabile della sezione di Pg della polizia di Stato in Procura e di un'addetta della società genovese, Elena Belova, 32 anni, di origini russe, residente nel capoluogo ligure, entrambi sentiti come testimoni. Maida, difeso dall'avv. Dario Lunardon, si rivolse alla Aliprestito di Genova per ottenere un finanziamento di 20 mila euro circa. La società gli chiese una serie di documenti per istruire la pratica e, tra questi, figurava anche una dichiarazione del datore di lavoro, il presidente del tribunale Aurelio Gatto. Nel documento, il presidente mise nero su bianco che a carico di Maida pendeva un procedimento disciplinare sospeso in attesa di definizione di un giudizio penale. Maida, secondo l'accusa, avrebbe inviato via fax il documento omettendo il riferimento al procedimento, dettaglio che avrebbe potuto compromettere il buon esito della pratica. La cosa però non sfuggì agli occhi di chi istruiva la pratica a Genova che chiese la documentazione originale. In questo secondo invio compariva il dettaglio del procedimento disciplinare che Maida, secondo la testimonianza, giustificò come integrazione successiva malgrado il numero di protocollo del documento fosse lo stesso. Insomma, il pasticcio venne presto a galla e di qui la denuncia per falso a carico dell'ufficiale giudiziario. Il processo riprenderà il 9 marzo. Poco più di un anno fa Maida fu condannato in primo grado a tre anni di reclusione per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici: aveva attestato la notifica di un' intimazione a comparire di fronte al giudice senza mai aver mai consegnato alcuna notifica.

Carlo Barbieri

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