mercoledì, 23 maggio 2012

Bassano

CAMBIA:

In classe cento donne straniere

SOCIALE. Tante sono le iscritte ai corsi di lingua italiana promossi dal gruppo “Femminile plurale” nei locali della scuola media Vittorelli


Da undici anni un importante punto di riferimento per molte immigrate che desiderano uscire da una situazione di isolamento
07/01/2012
Zoom Foto
Donne immigrate a passeggio per la città. FOTO CECCON

Undici anni di lavoro sul territorio, attivando corsi di lingua italiana riservati alle donne migranti che raccolgono ogni anno oltre un centinaio di adesioni. Per il 2011-2012 anche una classe speciale pensata per portare le iscritte all'esame di italiano necessario per avere il permesso di soggiorno. Il progetto "Femminile plurale" promosso dal Gruppo 8 Marzo ha messo radici solide in città, ma dietro il successo dei numeri si possono leggere anche difficoltà di inclusione che le istituzioni spesso non riescono ad affrontare. Conti alla mano, nel Bassanese sono almeno duemila le donne straniere che vivono una situazione di disagio nella quale le difficoltà linguistiche si sommano alla mancanza di inclusione sociale.
Non a caso, da quattro anni, "Femminile plurale" è finanziato dal Centro servizi volontariato di Vicenza, quasi a certificare la presenza di una "zona grigia" che sta tra l'agio e il disagio conclamato. La stessa zona grigia che la crisi ha contribuito ad allargare, riducendo i fondi, già contenuti, per la promozione sociale.
«La scuola pomeridiana di italiano ospitata dalla scuola media Vittorelli – spiega la presidente dell' "8 marzo", Chiara Pozzi Perteghella – nata con lo scopo di favorire l'aggregazione, ha rivelato nel tempo una situazione più complessa di quanto si potesse immaginare».
Le residenti straniere, infatti, accanto alle difficoltà legate alla condizione di migranti, cumulano anche una serie cospicua di impedimenti che non si chiudono con il trasferimento in Italia.
«Molte donne – spiega la presidente dell'associazione – trascorrono il tempo dedicandosi alla casa e alla cura dei figli. Di conseguenza i contatti con l'esterno si riducono al percorso casa-scuola per andare a prendere i figli».
In quest'ottica, la scuola di italiano può funzionare come momento di aggregazione e a riprova della funzione sociale delle classi attivate in città c'è la scelta di alcune iscritte di proseguire con i corsi anche dopo aver raggiunto una buona padronanza con la lingua.
«La partecipazione – aggiunge Chiara Pozzi – funziona come momento di socializzazione per un paio di pomeriggi a settimana».
Tra l'altro l'attivazione di un servizio di babysitteraggio consente alle donne di partecipare ai corsi e di godere di un paio di appuntamenti settimanali, ognuno di due ore, di relativa libertà.
L'obiettivo per l'immediato futuro, dopo che "Femminile plurale" ha aperto anche due classi a Valstagna e a Solagna, è superare la soglia delle 100-150 iscritte l'anno, sperando che prima o poi arrivi un coordinamento nazionale tra realtà per ora basate solo sul volontariato.
«Dall'Estremo Oriente all'Africa e all'America latina, passando per le nazioni di recente ingresso nell'UE – chiude la presidente – c'è tutto il mondo nelle nostre classi. È fondamentale che l'immigrazione al femminile sia percepita dalle istituzioni non più come un problema ma come una risorsa».

Lorenzo Parolin




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