giovedì, 23 maggio 2013

Vicenza

CAMBIA:

L'Iva è stata pagata ma resta la confisca per le false fatture

LA CASSAZIONE. Il ricorso è stato respinto
27/07/2012
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Il palazzo dove si riunisce la corte di Cassazione a Roma

La Cassazione ha dato ragione alla magistratura vicentina ed ha respinto il ricorso degli indagati. Il sequestro (e la successiva confisca) per equivalente scattano anche se il debito con l'Iva è stato assolto.
Il caso è quello di due imprenditori conciari vicentini, indagati nell'ambito delle indagini “Dirty leather” e “Reset” della guardia di finanza per corruzione e false fatture che si erano scambiati fra le loro aziende. Lo scorso anno il gip aveva ordinato ai finanzieri di sequestrare beni fino a 1,6 milioni; la difesa si era rivolta al tribunale del Riesame, sostenendo di aver assolto il debito Iva e pertanto chiedeva la restituzione dei beni. Ricorso respinto sia dai giudici del Riesame che, ora, dalla Cassazione.
Per gli ermellini, «i giudici del Riesame hanno escluso, con un ragionamento ineccepibile, la rilevanza del debito Iva da parte delle due compagini sociali, atteso che tale operazione aveva reso comunque evidente “lo scopo di evadere le imposte attraverso l'indicazione di elementi passivi fittizi” nelle dichiarazioni fiscali».
Il decreto di confisca era stato emesso in relazione all'indebito profitto percepito dall'indagato, «in correità con un altro soggetto, in qualità di amministratore delegato di una società per azioni in carica e poi in qualità di amministratore unico di una srl, avendo indicato nelle dichiarazioni annuali delle rispettive società fatture per operazioni oggettivamente inesistenti».
La difesa sosteneva che l'emissione «scambievole di fatture per operazioni inesistenti non aveva procurato alcun danno all'erario: le società, in effetti, avevano versato le dovute imposte».
Ricorso respinto: con le fatture false scattano i sigilli. D.N.

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