lunedì, 20 maggio 2013

Vicenza

CAMBIA:

Picchiati a sangue per una sigaretta

A CAMPO MARZO. L'altra sera il titolare del bar Moresco e sua figlia sono finiti all'ospedale dopo la violenta aggressione di due sconosciuti: «Ho chiesto solo di non gettare  a terra il mozzicone e loro sono diventati due belve, ci hanno massacrati di botte senza motivo»
11/06/2012
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Padre e figlia, titolari del bar Moresco, sono stati picchiati a sangue sabato sera alle 19.30. COLORFOTO

«Erano due belve. Me li sono visti piombare addosso. Calci e pugni che sembravo non finire mai. Quando mia figlia è accorsa per aiutarmi hanno picchiato anche lei fino a farle perdere i sensi. Tanta violenza senza motivo: avevo solo chiesto di non gettare la sigaretta a terra, visto che c'era il portacenere». Ieri Battista Ormetti, 65 anni, titolare del bar Moresco di Campo Marzo ha ripercorso, dal letto d'ospedale, la terribile aggressione di sabato sera. Vicino a lui la figlia Samoha, 38 anni. Anche lei è stata ferita e ha dovuto essere ricoverata al San Bortolo. LA VIOLENZA. Erano le 19.30 e il bar stava per chiudere. Seduti all'aperto solo un paio di anziani clienti. Poi ne sono arrivati altri tre: una ragazza, entrata per prima, ha chiesto dove fosse il bagno. Dietro di lei due giovani. Uno stava fumando: proprio sulla porta si è girato e, come se niente fosse, ha gettato la sigaretta a terra. «Vedendolo gli ho chiesto - ha ricordato ancora Battista Ormetti - di spegnerla nel portacenere. È bastato per trasformarlo in una furia. Mi si è gettato addosso, aiutato dall'amico. Urlavano, mi insultavano, mi hanno riempito di botte». Un'aggressione sotto gli occhi della moglie e della figlia Samoha che è subito corsa ad aiutare il padre. I due non hanno risparmiato nemmeno lei. «Sono stata colpita al volto, mi hanno dato calci - ha spiegato - e poi, dopo aver mandato in frantumi alcune bottiglie sul banco, ne hanno afferrata una e mi hanno ferito al braccio. Quando ho ripreso i sensi ero a terra. Vicino a me c'era la polizia».  LA FUGA. «È stato un incubo - ha spiegato la moglie di Battista -. Non riesco ancora a crederci. Urlavo, chiedevo aiuto, purtroppo quando qualcuno ha sentito era tardi. Un anziano cliente ha cercato di aiutare mia figlia e mio marito e stava per essere a sua volta aggredito. Poi sono corsi via. Continuo a chiedermi “perché”. Quello che è successo mi sembra senza senso: non volevano né derubarci né rapinarci». LE INDAGINI. A Campo Marzo sono intervenute le volanti della polizia e adesso sono in corso le indagini della squadra mobile. Si stanno controllando tutte le riprese delle telecamere, sia private che comunali, dell'intera area. «Non erano clienti e non li avevamo mai visti - la descrizione di Battista Ormetti -. Erano giovani: uno sui 20 anni, l'altro forse di qualche anno più vecchio. Quando li ho visti arrivare ho notato che erano eleganti. Inoltre parlavano in italiano con accento meridionale». Un altro aspetto che la polizia sta cercando di chiarire è se la ragazza li conoscesse. È entrata con loro ma è andata subito in bagno. Quando è uscita ha assistito al pestaggio e, spaventata, ha iniziato ad urlare ed è corsa fuori. Ieri, in tarda serata, Samoha Ormetti è stata dimessa dall'ospedale: i medici l'hanno giudicata guaribile in dieci giorni. Più critiche, invece, le condizioni del padre, ancora ricoverato.   

Claudia Milani Vicenzi

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