mercoledì, 23 maggio 2012

Vicenza

CAMBIA:

La mafia serba anche a Vicenza «Rischio pizzo»

IL CASO. L'allarme in Veneto sulla criminalità che arriva dai Balcani. In un rapporto la provincia berica segnalata  come terreno di conquista per le estorsioni di  malviventi ai danni degli immigrati connazionali
02/02/2012
Zoom Foto
L'edilizia è uno dei settori in cui la comunità serba è più presente. Sono oltre 700 le imprese nel Vicentino

La criminalità serba si espande, fuori dai confini patrii, seguendo le modalità illegali adottate nel paese d'origine. Fra le quali le estorsioni, che in Sicilia si chiamano pizzo: soldi in cambio di protezione.
L'ALLARME. L'allerta era stata lanciata nei mesi scorsi direttamente dalle autorità serbe, che avevano elencato una serie di paesi europei in cui la criminalità locale avrebbe messo radici, o ci starebbe tentando. Fra gli altri ovviamente l'Italia, per la vicinanza geografica, e il Nordest in particolare. Non manca Vicenza, dove la comunità serba è particolarmente numerosa. D'altronde, il Veneto è prossimo al confine e la potenza delle organizzazioni di Belgrado consentirebbe l'espansione oltre confine, soprattutto per il narcotraffico, come evidenziato anche dal “Libro bianco” del ministero dell'Interno italiano. Le autorità balcaniche hanno sottolineato di aver tracciato una mappa precisa di una dozzina di gruppi criminali, a partire dalle storiche gang di Zemun e Sorcin, composte anche da ex militari. Secondo il governo serbo, l'attività repressiva in patria sarebbe talmente efficace da aver costretto alcuni clan ad attivarsi all'estero.
LE ESTORSIONI. Uno dei reati più diffusi in questo ambiente criminale sono le estorsioni. Il modello è quello siciliano: richiesta di soldi ai titolari delle attività commerciali in cambio di quattrini. Ed è quello che spaventa in Veneto e a Vicenza, dove sono molto numerose le società, le aziende e gli esercizi pubblici di conduzione serba. La comunità balcanica è particolarmente attiva nel settore dell'edilizia, ma anche in quello dei locali. Ci sono vittime di estorsione? Al momento non risultano denunce, ma raramente chi subisce il pizzo si rivolge alle forze dell'ordine. Semmai, un riscontro indiretto lo possono dare pestaggi o incendi dolosi. Peraltro, fenomeni di estorsione compiuta da cittadini serbi in danno di connazionali residenti in Italia sono emersi in più di una recente indagine delle forze dell'ordine in altre province del Nordest.
LA PUBBLICITÀ. Nel rapporto, è indicata una delle modalità utilizzate dalle bande criminali. Gang che avrebbero ovviamente testa in Serbia e ramificazioni, attraverso contatti e basisti, in ogni città. Un meccanismo diffuso sarebbe quello di costringere le vittime, in cambio della protezione, di pagare degli spazi pubblicitari su volantini o periodici, o anche di pagare le spese della loro pubblicazione. Non si tratta di somme ingenti, ma di forme di “collaborazione” che danno l'idea di quale sia il raggio d'azione delle bande criminali che agiscono sul territorio. Altre forme di pagamento sono quelle consuete, cioè il versamento di un “obolo” nei tempi prefissati.
IL QUESTORE. Il questore di Vicenza, Angelo Sanna, sottolinea come la «delinquenza serba sia attivamente sotto controllo. È attiva soprattutto in azioni delittuose contro il patrimonio; in passato era emerso che alcune delle bande di rapinatori in villa, che avevano creato preoccupazione in provincia, fossero per l'appunto di origine serba. Sono state sgominate. Altre bande sono ancora attive sul territorio e stiamo indagando».

Il loro legame con la madrepatria non è mai venuto meno, anzi, grazie a parabole, computer e radio, Belgrado resta sempre più vicino di Venezia.
Ospiti riconoscenti, i serbi sono la comunità più numerosa e probabilmente più “antica" nel Vicentino e la loro integrazione passa anche attraverso una miriade di imprese artigiane. Un arcipelago di piccole realtà, soprattutto legate al mondo dell'edilizia, che la crisi economica sta facendo vacillare. E forse non solo la crisi. Perché, a denti stretti, qualche imprenditore ammette: «La mafia? Le vittime sono le ditte più grandi. Magari quelle che mantengono agganci con la Serbia». La tesi più accolta, sebbene con tutte le pinze del caso, è che il "pizzo" sia, per così dire, di ritorno. «Secondo noi - spiega un altro imprenditore che preferisce restare nell'anonimato - il fenomeno è ancora all'inizio ma può dilagare. Connazionali vengono qui e contattano gli imprenditori che hanno attività anche a casa perché paghino da noi. Succede ad esempio che uno senta una pubblicità per radio della sua azienda e che poi si presenti qualcuno a chiedere di pagarla». Nessuno vuole metterci la faccia, prevale la prudenza. ma qualcuno  si sbottona: «Non chiedermi come mi chiamo, ti dico solo che che certi incendi di locali pubblici potrebbero essere legati a questioni, diciamo così di concorrenza. Nel Vicentino si acquistano e si vendono troppe auto, ma senza passare dal concessionario». R.L.

Diego Neri

© RIPRODUZIONE RISERVATA




PUBBLICITA'