Con due giovani e una mamma nasce un'azienda
LA STORIA. Erano compagni di scuola, ora sono soci in un'avventuraTatuati, aspetto da rocker ma intraprendenti: disegnano e vendono magliette con opere di artisti, la madre di Pio è alla macchina da cucire
Due giovani e una mamma, un laboratorio dove si disegna, si taglia e si confezionano t-shirt da vendere in mezza Italia. Una specie di favola moderna, ai tempi di Facebook, dove Vicenza sembra ancora un territorio su cui scommettere lontani dalle sirene che dicono: «All'estero è meglio».
Loro sono Matteo Peotta detto Pio e Cristian Cristofori, nome d'arte Toffy. Rispettivamente 26 e 27 anni, ex studenti dell'istituto artistico Boscardin e un passaggio (tempestoso) all'istituto Rossi.
Pettinatura alla moda, tatuaggi, piercing e catene con crocefissi, quasi delle maschere dietro a facce da bravi ragazzi di periferia che sognano di diventare Renzo Rosso. Un po' personaggi appena usciti da un film di Tim Burton e un po' rock star reduci da un concerto in un locale fumoso di Manchester che hanno imparato l'inglese leggendo i testi delle canzoni.
Invece sono di Quinto e lavorano ad Altavilla e si sono inventati un'attività dopo anni di lavori improvvisati e insuccessi scolastici. Ma oggi realizzare magliette e inserirsi nel mercato della moda è la loro missione.
Prima un'esperienza a Londra come musicisti e operai, con gli occhi puntati sulla moda e il design della metropoli, poi il ritorno a Vicenza. Lavoretti qua e là e soprattutto organizzazione di feste dove proporre le loro magliette. Un successo, centinaia di t-shirt vendute, fino a 1.800 persone a ballare ai loro yeap! party (va tutto bene nello sleng british). I due si guardano in faccia e si dicono: «Si può fare», nasce il progetto Heroes-Art.
In due anni di strada ne hanno fatta. Le loro magliette studiate per un pubblico giovanissimo sono già un marchio tra i ragazzi, vendute in una delle catene di abbigliamento più ricercate dai giovani. Doveva essere un gioco ed è diventato un lavoro. Duemila magliette vendute in un anno, un marchio (Heroes-Art) che si sta affermando con il passaparola, artisti pronti a prestare i loro disegni per essere riprodotti nelle t-shirt.
Il 2011 i due l'hanno passato a definire il catalogo e la produzione. Loro che disegnano, la mamma di Pio (Emanuela) che cuce con una vecchia macchina. Una partita iva, un conto corrente, pubbliche relazioni. I due squattrinati diventano un caso da start up, aziende nate dal nulla con buone idee.
«Il 2012 sarà fondamentale. Abbiamo passato gli ultimi mesi a definire il catalogo e adesso andremo a proporre ai distributori le nostre magliette. Siamo pronti e non abbiamo paura di fallire, in questo progetto crediamo davvero. Lavorando mi sono reso conto della genialità di Rosso, vent'anni fa era più avanti di tutti». «Io da ex magazziniere seguo la contabilità - racconta Toffy -. Pio disegna e fa il sarto all'occorrenza». Il resto lo fa internet per ora. Social network e decine di mailing list per promuove Heroes-Art.
A mamma Emanuela tocca arginare l'impeto dei due e a confezionare le magliette: «Le acquistiamo a pacchi, le tagliamo, le destrutturiamo e le ricuciamo secondo il taglio scelto ed è qui che entra in scena la mamma con la sua mitica macchina da cucire. E poi la stampa dei disegni che creiamo sempre noi. Sarà pure servito a qualcosa studiare al Boscardin. Alla scadenza delle consegne si lavora anche tutta la notte. In tre».
Far partire un'azienda in tempo di crisi è già una notizia, se poi a inventarla sono due ragazzi che hanno scelto Vicenza e non l'estero per produrre, si rischia la follia: «Che senso avrebbe lavorare in fabbrica con il rischio di essere licenziati? Meglio rischiare in proprio», rispondono provocatoriamente i due. «L'estero? Macchè, è tutto più complicato, l'abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Meglio cominciare in un contesto che conosciamo. Del resto la moda nasce in Italia».
E poi la fine di un luogo comune: «Vicenza e provicia morti? No, esiste una “scena”, fatta di locali, artisti di vario genere e musica. È sotterranea basta saperla cercare ma esiste. Ed è a questo mondo che parliamo». Il futuro? «Essere riconosciuti come stilisti-artisti, magari in una stanza più grande di quella dove lavoriamo adesso...». Per i sogni c'è tempo, ora è arrivato il momento di spingere su quella macchina da cucire e scommettere tutto sulle magliette made in Vicenza.
Eugenio Marzotto
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