mercoledì, 22 maggio 2013

SPETTACOLI

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Sieni, alla Biennale arriva De Anima Ed è un capolavoro

DANZA/1. In prima assoluta per l'inaugurazione della rassegna veneziana. Tra Picasso e Bach, l'artista disegna corpi sospesi nel vuoto, studia e scompone gli arlecchini e il loro doppio: un prodigio che attrae e inquieta
12/06/2012
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Un momento di De Anima, spettacolo firmato Virgilio Sieni che ha inaugurato la Biennale Danza a Venezia. FOTO DI AKIKO MIYAKE

Venezia. Nessun lavoro di Virgilio Sieni può essere pienamente spiegato a parole.  Ma le parole a volte servono come frecce indicative, aiutano a sgombrare il terreno dai malintesi. Ecco perché sarà, questa, una personalissima interpretazione di De Anima, titolo dell'ultimo lavoro del coreografo, presentato in prima assoluta nella giornata inaugurale della Biennale Danza a Venezia.  Interpretazione che potrà essere condivisa... ma ci sarà sempre qualcosa di diverso anche in chi crederà di rispecchiarsi pienamente in questa riflessione perché se si tiene conto dell'opera e delle parole, la personale percezione veicola il messaggio del coreografo verso luoghi diversi della sua coscienza, agendo soggettivamente. Ed è per questo che spiegare questo lavoro significa solo poter fornire alcune tra le tante facce di una stessa realtà. Un pò come Picasso fece, nel tradurre le sue idee su una tela bianca. In De Anima, del resto, c'è molto di Picasso e soprattutto c'è molto del suo periodo rosa in cui i personaggi del circo, qui come nella tela (I Saltimbanchi 1905), si staccano da uno spazio profondo, deserto, quasi irreale verso una posizione avanzata creando, così, un'atmosfera di attesa, di indecisione, che domina tutta la scena, dove il senso di inquietudine è rafforzato dal precario equilibrio dell'insieme della composizione. Siamo certo in presenza di una forza, di una vocazione, di un talento puro.  Sieni disegna per quadri corpi sospesi nel vuoto, studia e scompone il movimento degli arlecchini e del loro doppio restituendo la sensazione di un prodigio che attrae e inquieta come un Fiore del male.  Esseri "svaporati", a malapena sessuati, dagli occhi vacillanti e desolati, corpo e testa reclinati, fronte fumosa per pensieri disperati, conferiscono la consacrazione del capolavoro al senso negativo della vita in un'atmosfera cromatica tiepolesca calda e rarefatta, in cui la musica di Bach, proposta sulla scena con una spazialità tridimensionale, restituisce una suggestione intima e contemporaneamente esaltante. Un sonno etereo violentato dalla presenza di ombre taciturne attaccate ai corpi angelici che portano riflesse intere umanità equivalenti a fantasmi, dove le immagini umane che ondeggiano nell'azzurro della memoria generano metafisiche situazioni: figure vaganti senza catechismo alla ricerca del contatto, le cui "capriole" sono come evoluzioni mentali che dileguano col sorgere del giorno, appagate di silenzio e giunte a un termine che non è più orizzonte.  Qui la propensione di Sieni per i tratti fuggevoli penetra e converte le cose, producendo esemplari pressoché unici di quadri tridimensionali, ove le apparenze generali non risultano per niente alterate dalle luci, che modificano le forme col cambiarne i colori. L'incontestabile talento creativo che egli ha sembra messo al servizio di una fantasia che mescola in giuste dosi il buono ed il cattivo presente in tutte le anime, anche le meno religiose, lasciando lo spettatore nell'incanto.

Lara Campigato




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