domenica, 26 maggio 2013

SPETTACOLI

CAMBIA:

Falcone e Borsellino Così il teatro è impegno

IL RICORDO. All'Astra di Vicenza una speciale e partecipata serata. La storia dei due coraggiosi magistrati uccisi narrata attraverso la grande tradizione siciliana dei pupi
25/05/2012
Zoom Foto
Un momento della rappresentazione teatrale dedicata alla “Storia di Falcone e Borsellino”. COLORFOTO| Due pupi della miglior tradizione popolare siciliana

Alessandra Agosti
VICENZA
"L'augurio a tutti noi è di uscire da qui pensando che in questa lotta possiamo fare la nostra parte nella nostra professione, nella nostra famiglia, nel nostro modo di essere cittadini".
Parole di don Luigi Tellatin, dell'Associazione Libera, pronunciate l'altra sera, in un Teatro Astra gremito e con tanti, tantissimi giovani tra il pubblico, all'incontro promosso da Cgil, Cisl e Uil nel ventennale della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con lui, a riflettere sull'eredità lasciata dai giudici-eroi e dai tanti altri che hanno pagato con la vita il proprio coraggio e la propria onestà, i segretari regionali dei tre sindacati maggiori - Emilio Viafora (Cgil), Franca Porto (Cisl) e Gerardo Colamarco (Uil) -, l'ex magistrato Gian Nico Rodeghiero e la studentessa Giulia Arnaldi, insieme per un dibattito coordinato dall'attore Carlo Presotto. E a seguire, un pezzo di meridione vivo e di quotidiana lotta alla mafia: l´Associazione Marionettistica Popolare Siciliana con "Storia di Falcone e Borsellino", omaggio affidato a un moderno "teatro dei pupi" per la regia di Angelo Sicilia.
Nessun proclama davvero, in una serata nella quale i concetti ricorrenti sono stati legalità, fiducia, futuro, lotta e impegno: parola, quest'ultima, ripetuta tre volte e ben scandita da Alessandra Moretti, vicesindaco di Vicenza e assessore all'istruzione e alle politiche giovanili, che significativamente, prima di salire sul palco per un breve saluto, ha indossato la fascia tricolore. "Per troppo tempo si è delegato alla magistratura e alla politica il compito di combattere la criminalità organizzata. Cominciamo noi, dando il buon esempio ai giovani", ha dichiarato.
Perché la questione è semplice: tutto dipende da che parte si vuole stare, se nella legalità o nell'illegalità o nelle deleterie sabbie mobili di quella che Primo Levi chiamava la "zona grigia", quella della cecità e dell'omertà colpevoli, nella quale le mafie ripuliscono i loro affari sporchi.
Lucida, al riguardo, l'analisi di Rodeghiero: "Ci sono tre forme endemiche di criminalità in Italia: quella organizzata - che assoggetta direttamente interi territori e si allarga indirettamente negli altri -, la corruzione politica e l'evasione fiscale.
Contro tutto questo sono gli onesti che si devono fare esercito". D'accordo e coesi i sindacati. "In qualunque azienda in cui c'è almeno una quota di retribuzione in nero, lì c'è spazio per le mafie", ha sottolineato Franca Porto. "
Tra i ruoli del sindacato c'è quello di recuperare il dialogo con i giovani, perché non perdano la fiducia nel futuro", le ha fatto eco Colamarco, seguito da Viafora: "Abbiamo bisogno di fare tutti il nostro dovere. È ora di aprire i cassetti, di dare il via a procedure - come la tracciabilità dei rifiuti nocivi - con le quali togliere alle mafie strumenti di arricchimento.
Ma è difficile dire che c'è bisogno di più legalità in un Paese in cui si dice che il falso in bilancio non è reato".
Ad aprire la serata era stata Giulia Arnaldi, 17 anni, studentessa di liceo, testimone di quei giovani ai quali si chiede di aver fiducia, di credere, di scegliere fin da subito una strada diversa. Inevitabile (e doveroso) un pensiero a Melissa Bassi, uccisa a Brindisi. Hai paura ad andare a scuola?, le è stato chiesto:"No, forse perché qui non sentiamo la mafia così concretamente presente come in altre aree del Paese. Quello che mi fa paura è che ci siano persone che la considerano normale.
So che uccide, che è radicata e che è difficile batterla.
Impossibile non averne paura, ma non bisogna temerla: dobbiamo essere consapevoli che va eliminata".
Il ricordo di Falcone e Borsellino ha infine preso le forme e la magia del teatro dei pupi, che Angelo Sicilia da Palermo porta in giro per l'Italia (anche questa è lotta alla mafia) per raccontare la storia loro e di tanti altri eroi, da Peppino Impastato ai sindacalisti Salvatore Carnevale e Placido Rizzotto, i cui resti sono stati ritrovati dopo sessantaquattro anni dall'omicidio e tumulati con funerali di Stato proprio ieri. Semplice, diretto, nato e sviluppatosi per arrivare anche alle menti più semplici, il teatro dei pupi ha sintetizzato in una dozzina di quadri le vicende di Falcone e Borsellino, dall'infanzia tra le macerie di una Palermo bombardata alle macerie umane lasciate da Cosa Nostra, dal Pool Antimafia al maxiprocesso, fino alle ingerenze di una politica sporca e collusa: anche sua la mano che premette quei due detonatori, a Capaci il 23 maggio 1992 e in via d'Amelio poche settimane dopo, il 19 luglio. Tra un quadro e l'altro, il canto struggente di Moffo Schimmenti.
Coro di tragedia, non di sconfitta.

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