giovedì, 23 maggio 2013

SPETTACOLI

CAMBIA:

Ernest Borgnine, Oscar nel 1954, lfaccia più antica di Hollywood

ADDIO. Il «duro dal cuore tenero» in film e tv, figlio di padre piemontese e mamma di Carpi, si è spento all'età di 95 anni. Ebbe la statuetta con «Marty» ma è ricordato per «Quella sporca dozzina» e «Il mucchio selvaggio». Recitò anche nel serial «E.R.»
10/07/2012
Zoom Foto
L'attore Ernest Borgnine nel 2011 a Los Angeles. È morto ieri all'età di 95 anni| Ernest Borgnine nel 1955

Lo hanno chiamato duro dal cuore tenero e caratterista, parola con il quale in Italia si definisce un interprete dalla fisicità particolare, paralizzato eternamente in varianti dello stesso ruolo. In America il significato è contrario: qualcuno capace di ricoprire parti anche piccole ma sempre diverse, rendendole memorabili in pochi fotogrammi. Ernest Borgnine si è spento all'età di 95 anni: era il più anziano attore vivente ad aver vinto un Oscar come protagonista, pur essendo, senza dubbio, un caratterista. Nel senso americano, però. Per 62 anni ha frequentato il piccolo e grande schermo, facendosi amare dal pubblico e dai colleghi: il suo sorriso sornione era di quelli genuini, non studiato per le telecamere.
A lui il merito di aver scardinato le regole di una Hollywood che negli anni Cinquanta era interessata solo ai pretty boys, protagonisti ipervitaminizzati capaci di incarnare la salute di una nazione in lotta con la funerea sobrietà del comunismo. Borgnine arrivava da Broadway con poca esperienza, 32 anni sulle spalle, una pancia bella tonda, mani grandi come mantici e denti a rastrello.
Nel 1953 è il perfido sergente Fatso in Da qui all'eternità di Fred Zinneman. L'anno successivo arriva l'Oscar per Marty - Vita di un timido, diretto da Delbert Mann. Vince contro Frank Sinatra, Spencer Tracy, James Cagney e James Dean. Il suo macellaio solitario, alla scoperta di una felicità che ritiene quasi impossibile, commuove gli spettatori e resta il ruolo più intenso della lunga carriera. La statuetta, della quale andava fierissimo, rimane per 65 anni sul caminetto del salotto: sfoggiata davanti a tutti gli ospiti.
Il momento d'oro è tra gli anni Sessanta e Settanta, quando infila una serie di successi come Quella sporca dozzina, Il mucchio selvaggio, L'avventura del Poseidon e L'imperatore del Nord, nel quale torna a essere cattivo e si batte con Lee Marvin sul tetto di un treno in corsa.
In televisione è per quattro anni nel cast di Un equipaggio tutto matto; Zeffirelli lo vuole nel ruolo del centurione in Gesù di Nazareth. Per John Carpenter è il taxista bonaccione di 1997 fuga da New York.
Borgnine, vero nome Efrem Bornino, era figlio di immigrati italiani: il padre piemontese e la mamma di Carpi (dove visse qualche anno da giovane). Nella terra in cui affondavano le sue radici tornava spesso, anche per girare film. L'ultimo è La cura del gorilla (2005), noir anomalo con Claudio Bisio, tratto dai romanzi di Sandrone Dazieri.
È stato ospite del Torino Film Festival e il paese paterno, Ottiglio, in provincia di Alessandria, lo ha reso cittadino onorario.
L'infaticabile Ernie, come lo chiamavano gli amici, è rimasto attivo fino all'ultimo: nel 2009 lo abbiamo ammirato nelle ultime puntate di E.R. (che lo hanno portato alla nomination all'Emmy). È stato anche doppiatore di cartoni animati: dal 1999 al 2011 la sua voce è quella del tritone in SpongeBob.
Una faccia che riempiva lo schermo e che mancherà a tutti, cinefili e non, perché di attori così ne nascono pochi per secolo. Il ventunesimo ne è ancora digiuno.

Adamo Dagradi




commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.
PUBBLICITA'