Appassionato di mare e Marina: una tesi di laurea sulla magistratura navale veneziana, l'Accademia a Livorno ed ora biografie

ANDREA TIRONDOLA
07/02/2012
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Andrea Tirondola avvocato e ricercatore di storia della Marina

Sono sufficienti un paio di particolari, colti nel suo studio vicentino, per immaginare quali sono le passioni dell'avv. Andrea Tirondola: da un lato, appesa a una parete, la piccola caricatura di Antonio Vivaldi, tra i più celebri musicisti del barocco italiano. Dall'altro il fatto che come salvaschermo Tirondola non ha, come la maggior parte di noi, una spiaggia tropicale, le montagne dell'ultima vacanza o il micio di casa: ha la corazzata Vittorio Veneto, vanto della Marina Militare italiana nella Seconda guerra mondiale.  Ma se a questo punto ci si fa l'idea di un tipo all'antica, sulle sue, magari un po' bacchettone, si è mille miglia (marine, naturalmente) lontani dal vero. Trentaquattro anni, nato ad Arzignano ma residente per matrimonio a Castelfranco Veneto, Tirondola scherzando si definisce “vivaldiano ferreo” e altrettanto strenuo cultore della storia militare navale, passione che ha coltivato nonostante provenga da una famiglia “terribilmente alpina”. La sua è dunque una passione ereditata proprio da Arzignano che vanta una lunga tradizione marinara, a dispetto della posizione geografica ma per precisi motivi storici (vista la presenza delle Officine Pellizzari fornitrici della Marina, che qui arruolava volentieri giovani preparati in materia di motori e attrezzature), con tanto di sezione locale dell'Associazione Marinai d'Italia, della quale Tirondola è vicepresidente.  Ma iniziamo da un altro indizio colto nel suo studio: una foto che lo ritrae in divisa da ufficiale. Di Marina, naturalmente.

Come è nata la sua passione?
Sia per la storia che per la Marina è un amore che parte da lontano. Quando ho terminato Giurisprudenza, con una tesi appropriata, sulla magistratura navale veneziana del '500, mi sono iscritto, per il servizio militare, all'Accademia Navale di Livorno. Di recente, anzi, sono stato richiamato per sei mesi e ho avuto il piacere di operare come ufficiale addetto ai corsi allo storico collegio Morosini di Venezia, liceo che prepara alla vita sul mare chi poi voglia, eventualmente, seguire questa strada. Siamo stati anche sulla Vespucci: faticoso, ma sempre affascinante.

Per quanto riguarda la storia, quali ricerche sta portando avanti?
Sul fronte della scrittura, amo le biografie. Di recente, ad esempio, ho curato due saggi: l'uno, che sarà pubblicato su una rivista di settore, dedicato all'ammiraglio Luigi Fincati (1818-1893), vicentino, che a fine carriera fu comandante dell'Accademia Navale di Livorno, dove cercò di introdurre un metodo educativo innovativo per quell'epoca, basato sul merito anziché sulle sanzioni disciplinari. L'altro riguarda invece l'ammiraglio Ubaldo Degli Uberti, discendente del Farinata dantesco, celebre soprattutto per aver pilotato il sommergibile Pullino, che si incagliò nel golfo del Quarnaro con a bordo Nazario Sauro. Fu poi giustiziato come traditore dagli austro-ungarici, più tardi fu capo della propaganda per la Regia Marina dal '40 al '43, sostenitore della produzione dei primi film neorealisti - come “La nave bianca” - e residente per qualche anno a Vicenza, dove diresse la rivista della Marina della Rsi, che aveva la redazione in contrà San Marcello.  Sulle pagine apparvero alcuni “Cantos” di Ezra Pound, suo grande amico: proprio a lui, tra l'altro, il poeta dedicò alcuni versi riferendosi al sarcofago di pietra della facciata del Tempio di San Lorenzo, in città, sul quale appare lo stemma dei Degli Uberti. E nel Vicentino trovò anche la morte, perché la sua auto fu crivellata di colpi per errore, il 27 aprile del '45 alle Alte, da alcuni soldati tedeschi: soccorso da due ragazze del posto, che ho intervistato, morì quella notte all'ospedale di Vicenza.

Ha curato anche qualche volume?
Spero venga presto pubblicato quello che ho scritto per raccontare la storia del collegio Morosini, che in questo 2012 celebra i suoi cinquant'anni di attività: tra l'altro l'attuale ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, è un ex allievo del primo corso di quel collegio. Inoltre sto traducendo un libro “scottante”: il volume di colloqui “From the Ashes of Disgrace”, “Dalle ceneri della disgrazia” dell'americano Victor Rosen con Franco Maugeri, capo dei servizi segreti della Marina durante la seconda guerra mondiale e primo Capo di Stato Maggiore tra il '47 e il '48, che proprio per le dichiarazioni pubblicate il quello scritto del '48, poi ritirato dal commercio, passò diversi guai. Trent'anni più tardi, nell'80, di Maugeri fu edito postumo “Ricordi di un marinaio”, che “riscriveva” quanto contenuto nel testo americano: io li sto combinando tra loro, con in più riferimenti al fascicolo del '44 “Mussolini mi ha detto”, scritto da Maugeri quando venne incaricato di trasferire l'ex duce in arresto da Gaeta a Ponza.

E oltre alla scrittura?
Molto altro. Per esempio, sono stato selezionato come guida per le visite all'Arsenale di Venezia. Inoltre mi dedico al forum www.betasom.it, molto frequentato, e sono presidente dell'omonima associazione culturale nata un anno fa e attiva su diversi fronti, dalle visite alla consulenza storica.

Che cosa ama della Marina Militare e della sua storia?
Amo lo spirito che la anima, un sistema di valori innato e un po' perduto, senza fanatismi, che non ha bisogno di una disciplina rigida per venir rispettato: ognuno sa che cosa deve fare e sa che quello che fa o non fa avrà ricadute sugli altri.  Quello di una nave è un microcosmo, un mondo a parte. Forse anche per questo le battaglie sul mare, in tutte le epoche, hanno qualcosa di diverso: non c'è odio per il nemico, anche se la vittoria è il fine di ognuno; ma si condivide il pericolo rappresentato dagli elementi e si crea una sorta di fratellanza. La battaglia è battaglia, indubbiamente: ma dopo, il nemico va sempre aiutato.

Alessandra Agosti




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