«Daremo i fondi Bce alle imprese»

GIANNI ZONIN
23/12/2011
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Gianni Zonin

Vicenza. Non è un gran periodo per le banche. Non è un gran periodo per l'Italia. Non è un gran periodo per l'Europa. Ma Gianni Zonin non ha intenzione, per usare un gergo calcistico, di fare catenaccio. L'altro giorno, in occasione degli auguri ai dipendenti della Banca Popolare di Vicenza, il presidente ha stilato, all'insegna della «serenità», il programma d'attacco per il 2012, l'anno visto da tutti come il più complicato. «Se ognuno di voi riuscisse a portare in banca un nuovo socio - ha detto illustrando una sorta di mini-piano industriale - alla fine ci ritroveremmo 6 mila soci in più. Se ne portate due, e non mi pare un'impresa titanica, arriveremmo a 12 mila». Come dire, l'obiettivo è di arrivare a 70 mila soci.
Presidente Zonin, non è mica facile convincere un risparmiatore a investire in una banca al giorno d'oggi.
Io credo invece che nella Banca Popolare di Vicenza, oltre che facile, investire è conveniente e sicuro. Lo dimostra l'andamento del fondo azioni proprie, che quest'anno si è svuotato.
Però la crisi morde il sistema bancario continentale. Vede vie d'uscita?
Per la verità la crisi morde da quattro anni e non solo il sistema bancario. Ricordo che poco dopo il crac Lehman gli Stati Uniti, in un giorno solo, misero a disposizione oltre 700 miliardi di dollari per evitare il blocco.
Con qualche anno di ritardo la Banca centrale europea ha imitato Washington: quasi 500 miliardi di finanziamento agevolato per le banche europee. Basteranno?
Era una mossa che forse bisognava fare prima. Comunque va nella giusta direzione e aiuta a mettere quella liquidità che il sistema non riusciva più a fare circolare.
La Banca Popolare di Vicenza ha chiesto e ottenuto dalla Bce un finanziamento triennale di 1,5 miliardi all'1%. Come pensate di utilizzare questi soldi?
Noi siamo una banca popolare che ha come scopo primario quello di favorire lo sviluppo delle imprese del territorio in cui opera. È evidente che questa iniezione di risorse ci permetterà di perseguire questo obiettivo e di continuare così ad assicurare il credito al sistema imprenditoriale. E, tenuto conto delle nostre obbligazioni in scadenza, vedremo mantenere l'equilibrio finanziario.
È un momento difficile per le imprese che chiedono credito. Hanno ragione di lamentarsi? C'è davvero la stretta sul credito, il cosiddetto credit crunch?
Noi siamo riusciti ad aumentare gli impieghi anche quest'anno. E durante gli anni della crisi l'incremento è stato considerevole. Detto questo, è vero che l'ultima crisi di liquidità ha creato degli scompensi. L'intervento della Bce dovrebbe contribuire a risolvere il problema che angustia imprese e banche.
Presidente, come chiuderà il bilancio della Banca Popolare di Vicenza nel 2011?
Posso solo dire, con soddisfazione, che sarà un bilancio migliore di quello del 2010.
Nonostante un anno "orribile" come quello che si sta per chiudere?
Mi lasci dire che questa banca ha una struttura manageriale di prim'ordine, peraltro in gran parte cresciuta all'interno del gruppo. Ora la squadra del direttore generale, Samuele Sorato, si è arricchita ed è composta da quattro vicedirettori. In più in consiglio di amministrazione è entrato un personaggio del calibro di Andrea Monorchio. E l'altro giorno ho ringraziato i dipendenti per i risultati ottenuti.
Quest'anno darete dividendi in contanti o continuerete nella politica di rafforzamento del patrimonio con la distribuzione di azioni?
È prematuro parlare di politica dei dividendi. Prima chiudiamo il bilancio, verifichiamo i risultati e poi vediamo.
Eravate sul punto di rilevare la Banca Popolare di Sviluppo di Gianni Punzo, in Campania, ma l'affare è saltato. Perché?
Diciamo che ci sono momenti in cui si può rischiare anche qualcosa più del dovuto e altri momenti in cui occorre essere più prudenti. In questo momento abbiamo preferito restare più liquidi.
Sennò poi le agenzie di rating vi bastonano...
Beh, sui giudizi delle agenzie di rating avrei qualche cosa da dire.
La dica.
Allora, la Banca Popolare di Vicenza ha un patrimonio di 3,2 miliardi e nell'ultimo bilancio ha registrato una redditività netta in aumento del 90 per cento. Ci saremmo aspettati un voto più alto e invece ce lo hanno abbassato.
Che giudizio dà del governo Monti?
Sinceramente mi sarei aspettato qualche trattativa in meno con i politici. Voglio dire, un governo tecnico avrebbe dovuto andare in parlamento con soluzioni chiare e convinte. Se il parlamento non le avesse approvate, tanti saluti e grazie. Servono riforme vere. Speriamo che arrivino.
Bpvi è entrata nel capitale di Veronafiere ed è presente in Fiera di Vicenza. Finirà la logica del campanile?
È nell'interesse della banca e dei propri clienti che le fiere funzionino bene. Per questo abbiamo voluto entrare. Quanto alla logica del campanile, è finita da un pezzo. Si deve ragionare in ottica di Nord Est. Noi cerchiamo di farlo, in questo caso per spingere soprattutto le aziende che esportano.
Già, l'export, è la valvola di sfogo che tiene in piedi il sistema delle imprese vicentine. La banca come si muove all'estero?
Questo è un nostro punto di orgoglio. Il nostro ufficio estero è all'avanguardia e siamo presenti in tutti i mercati. A febbraio inaugureremo il nuovo ufficio di New York e così monitoreremo da vicino un mercato, quello statunitense, che nonostante tutte le difficoltà resta il più dinamico al mondo.
Al di là della banca campana, se dovesse saltar fuori qualche occasione Bpvi sarebbe pronta a fare acquisti?
Noi vogliamo arrivare a essere presenti in tutta Italia. Con la piccola banca dei farmacisti siamo entrati nelle Marche. Ora vogliamo espanderci a nord ovest. Se avessimo bisogno di risorse, so che i soci risponderebbero presente.
Aumenti di capitale in vista?
Noi non ne abbiamo bisogno e non ne faremo. Ma di fronte a occasioni interessanti non saremo disarmati.Â

Marino Smiderle

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