Nel mondo di emozioni estreme racconto i volontari di Chernobyl
TIZIANO NIERO regista
Tiziano Niero, nato a Vicenza nel 1982, ormai da diversi anni vive a Londra, con la moglie Britt, giornalista, e con sette gatti, lavorando tra film, video musicali e pubblicità. All'inizio di quest'anno si è segnalato per un documentario - autoprodotto e costatogli cinque anni di ricerche e di lavoro - dal titolo Volunteers come forward! The story of battalion 731 ("Volontari fatevi avanti! La storia del 731° battaglione"), che racconta le vicende di un gruppo di "liquidatori" chiamati a bonificare il territorio di Chernobyl dopo il disastro nucleare del 1986: 350 persone che, in quell'operazione, ci hanno lasciato la salute e sulla cui azione il governo sovietico ha steso un velo di silenzio.
L'idea di realizzare quest'opera le è venuta durante un viaggio in Ucraina: che cosa è scattato in lei?
Quando mio nonno morì, mia zia Gabriella mi diede un fascicolo in cui lui aveva scritto la sua esperienza di guerra. Era stato spedito al fronte in Ucraina, che lui chiamava Russia. Avevo una curiosità morbosa per gli ex Paesi comunisti e abbastanza soldi per un biglietto del bus da Berlino a Kiev. Volevo vedere. C'è un alone di decadenza nei paesaggi e nelle facciate butterate degli edifici, come se un vortice di ottimismo e progresso fosse passato di lì per qualche decennio e avesse lasciato, negli occhi di chi una volta era sovietico, un'espressione di rivoluzione tradita. La nuova generazione è persa nel consumismo importato dall'ovest ed è generalmente infelice, non ha il senso di appartenenza a qualcosa che hanno le generazioni precedenti.
Gli uomini di cui parla nel suo documentario hanno visto il suo lavoro? Che cosa le hanno detto?
Lo hanno visto. Penso sia difficile per loro vedere razionalizzato e analizzato il fallimento di quello che pensavano fosse il progresso, una nuova nazione, un futuro migliore. Tirate le somme, la maggior parte dei liquidatori rimpiange l'Urss, ma per un processo non razionale e fortemente legato al fatto che una volta erano giovani e invincibili e ora sono vecchi e malati: avere 50 anni in Ucraina è già un'impresa.
Il film è passato per alcuni festival: arriverà anche in Veneto?
Onestamente non lo so. Dipende da quanti amici mi sono rimasti e se il cinema dove una volta lavoravo, il Patronato Leone XIII, mi concede una serata.
Lei ha fatto del cinema la sua professione e passa da spot pubblicitari a documentari come questo su Chernobyl, decisamente campi di attività molto diversi. Ma che cosa chiede sempre alla sua telecamera?
Quando lavoro in pubblicità, lavoro in produzione. Ho scelto il cinema come professione. Non ci sono soldi nei documentari indipendenti, solo tanta soddisfazione o profonda amarezza. Si fanno i documentari per passione e senso del dovere. Le pubblicità producono encefalogrammi piatti di emozioni, con scosse al rialzo quando l'assegno arriva con la posta.
Come è nato l'amore per il "fare cinema"?
Aldo che saluta prima di buttarsi dalla cisterna torre della fabbrica ne "Il grido" di Antonioni, ogni fotogramma di "The Blues Brothers", le lacrime di Charlie Chaplin ne "La febbre dell'oro" quando scopre che Georgia non verrà alla sua veglia di capodanno, ma anche la vendetta degli impiegati capitanati dal ragionier Fantozzi contro il tiranno datore di lavoro appassionato di cinema. Volevo far parte di quel mondo di emozioni estreme.
Perché la decisione di completare i suoi studi proprio in Inghilterra, alla Roehampton University di Londra?
È stata una scelta obbligata. Andai a Roma per le selezioni della Scuola Nazionale di Cinema. Ne passai tre. Alle ultime fasi il giudice era Pupi Avati, e io gli dissi che non mi era piaciuto "I cavalieri che fecero l'impresa" che come proiezionista al Patronato avevo visto almeno otto volte: diciamo che dovrei mordermi la lingua più spesso. A Londra mi sento a casa, ci ho studiato perché ero in uno stato confusionale. Non ricordo il mio voto di laurea. Nella mia professione servono passione, diligenza e disponibilità a lavorare 60/70 ore a settimana.
I suoi sogni nel cassetto?
Ho avuto la fortuna di incontrare William Friedkin, regista de "L'esorcista" e "Il braccio violento della legge". Ai saluti mi ha detto: "Ti auguro di avere tutta la fortuna che ho avuto io nel cinema". William Friedkin ha vinto un Oscar come migliore regista e due Golden Globes.
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