mercoledì, 23 maggio 2012

SPETTACOLI

CAMBIA:

Marlene Kuntz, rock a Sanremo «Ma noi cantiamo per i figli»

VERSO IL FESTIVAL. La band piemontese all'Ariston con un proprio brano che sarà nell'album

E duettano con Patti Smith. «Andiamo perché molti non ci conoscono»
13/02/2012
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La band dei Marlene Kuntz. A Sanremo propongono «Canzone per un figlio»

Giulio Brusati
MILANO
Il rock sbarca al Festival di Sanremo 2012 con una delle migliori band italiane anni '90-2000, i Marlene Kuntz, accompagnati da una vera e propria sacerdotessa come Patti Smith, anticipatrice del punk.
Il gruppo piemontese, guidato dal cantante/chitarrista Cristiano Godano, proporrà il brano Canzone per un figlio, presenta nella raccolta di prossima pubblicazione Canzoni per un figlio. «Si tratta», ci ha spiegato Godano, «di un disco che presenta due pezzi nuovi e un po' di canzoni del nostro repertorio, risuonate per l'occasione, senza troppa deferenza nei riguardi della versione originale».
I Marlene sono entusiasti di partecipare a Sanremo. «Già nel 2010 Gianmarco Mazzi, il direttore artistico, ci voleva al Festival ma in quell'edizione la casella dei gruppi rock era occupata dagli Afterhours. Poi, quest'anno, Gianni Morandi ha detto che avrebbe voluto al Festival una band, parole sue, come i Marlene Kuntz. Allora abbiamo proposto a Morandi e Mazzi la nostra Canzone per un figlio, che è piaciuta subito. Non andiamo all'Ariston per la gara in sé ma per presentare la nostra musica. Il Festival è una delle pochissime trasmissioni che ti mette in condizione di suonare in maniera ottimale, dal vivo e dopo numerose prove».
Con Patti Smith eseguiranno The world became the world, versione internazionale di Impressioni di settembre, scritta da Mogol, Mauro Pagani e Franco Mussida, e suonata in originale dalla Premiata Forneria Marconi. «Ci piaceva l'idea di portare a Sanremo», spiegano Luca Bergia e Riccardo Tesio, gli altri due Marlene, «il brano di una delle pochissime rock band italiane che davvero hanno avuto successo all'estero. Ed è stato il brano della PFM, la bellezza di questa canzone, a convincere Patti Smith; certo non il cachet o la possibilità di cantare con noi…».
Ma in definitiva perché i Marlene vanno a Sanremo? «Per otto album ne abbiamo fatto a meno. Ma i tempi cambiano. Il disco sta morendo e ciascuno fa quel che può per farsi conoscere. Un nostro rammarico: nonostante otto album in studio, tre "live", tour in tutto il Paese e 20 anni di carriera, ancora mezza Italia non sa chi siamo».
E se Sanremo, com'è successo a Bluvertigo e Afterhours, facesse più male che bene? «Intanto andiamo lì con un pezzo nostro, e poi siamo un gruppo curioso che vuole mettersi in gioco. Ma non abbiamo paura: noi tre siamo fatti di cemento. Siamo consapevoli, però, che quello dell'Ariston sarà un palco difficile. Ci sono due tipi di sbagli che può fare una rock band invitata a Sanremo: proporre un brano estremo o cercare di fare il pezzo "alla Sanremo". C'è una terza via: fare una buona canzone, con un ritornello che arriva subito. Non è scandaloso».




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