venerdì, 24 maggio 2013

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Silenzio olimpico “spegne” gli atleti sui social network

GIOCHI E WEB. Il Cio ha preso posizione: chi partecipa a Londra 2012 dovrà tacere sui social. Niente blog, Twitter o Facebook: gli atleti hanno protestato invano
30/07/2012
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Il silenzio olimpico “spegne” gli atleti sui social network

Se state seguendo gli atleti impegnati alle Olimpiadi sui social network resterete delusi durante i Giochi: il «silenzio olimpico» imposto dal Comitato olimpico internazionale e ripreso naturalmente da tutte le sue declinazioni nazionali, non permetterà loro di dal momento che non potranno leggere informazioni di prima mano dai propri idoli durante il periodo olimpico.
La verità è che tutti gli altri atleti non potranno utilizzare i social network per comunicare con i propri tifosi, raccontare emozioni, postare fotografie, abbattere la distanza tra il mondo londinese e, appunto, il resto del mondo. Potranno scrivere soltanto cose assai poco interessanti, tipo gli orari e le date delle gare, ma non potranno dare informazioni personali sul loro stato di forma e sugli allenamenti. Il che, tradotto, significa che i Social Network, che tanti appassionati aspettavano e vedevano come canale di comunicazione privilegiato con i propri idoli, durante le Olimpiadi saranno di una noia mortale e soprattutto perderanno lo scopo per cui sono stati creati.
IRONIA della sorte è che, secondo De Coubertin, i Giochi Olimpici dovevano storicamente aiutare la vicinanza tra i popoli e creare una sorta di uguaglianza davanti alla manifestazione sportiva. Oggi, quando le distanze possono essere annullate con un teet o un post, una imposizione assai poco al passo con i tempi ne vieta l'uso.
Se i Giochi dovevano avvicinare, non esisteva niente di meglio dei social network per poterlo fare. Con Twitter e con Facebook, in special modo, si è verificata negli ultimi anni una sorta di rivoluzione dei famosi «gradi di separazione», arrivando alla sensazione di avere un dialogo «diretto» con i protagonisti dello sport e dello spettacolo. Invece, niente.
Lo «spirito olimpico» non tiene in nessuna considerazione i social network ormai, è inutile nasconderlo, anche i Giochi Olimpici che restano nonostante tutto il più grande spettacolo sportivo del mondo moderno sono legati a logiche commerciali a salvaguardia di eclusive e diritti pagati milioni di euro per avere un commento in esclusiva, lo stesso commento che, in altri tempi, poteva essere trovato anche sul social network.
I BLOG. Gli atleti hanno protestato, qualcuno ha pure un proprio blog che finirà in naftalina per un periodo, ma alla fine si sono adeguati. Vuoi perchè le federazioni di riferimenti (per gli italiani il Coni) hanno minacciato multe salate per chi sgarra, vuoi perchè in ogni caso le regole sono fatte per essere rispettate. Con buona pace di chi macina chilometri sull'asfalto o in piscina. Qualcuno, non senza una vena polemica, ha azzardato un'ipotesi: cosa accadrebbe se alle prossime olimpiadi, in Brasile, Facebook o Twitter fossero sponsor dell'evento sportivo dell'anno? Probabilmente i social network, da materia vietatissima, potrebbero diventare un fastidioso obbligo per gli atleti. E anche in questo caso sarebbero usati per uno scopo diverso da quello per cui sono stati creati.




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