mercoledì, 23 maggio 2012

Montecchio

CAMBIA:

Idoneità degli alloggi Il Comune perde ancora

MONTECCHIO. No al reclamo della Giunta. Il tribunale collegiale conferma: «La delibera è discriminatoria»
13/01/2012
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Controlli della polizia locale sugli appartamenti cittadini. ARCHIVIO

Sui parametri abitativi il Comune di Montecchio perde di nuovo.
Il tribunale civile di Vicenza (giudice estensore Antonio Picardi), ha respinto il reclamo presentato qualche mese fa dalla Giunta castellana che si era appellata contro la prima istanza. Confermato, quindi, il provvedimento del giudice Lamagna che sei mesi fa aveva firmato la sentenza che dava torto all'Amministrazione. Lamagna aveva accolto le ragioni di sei famiglie extracomunitarie che, insieme ai sindacati Cgil, Cisl e Uil avevano presentato il ricorso contro la delibera del 2009 Comune con cui aveva stabilito parametri più restrittivi riguardo le dimensioni degli alloggi e il numero di stranieri che possono risiedere in una abitazione.
«Il provvedimento scritto da Picardi - spiega l'avvocato Enrico Varali che ha seguito le famiglie straniere - verrà consegnato stamane, e sarà chiaro se sono state seguite le motivazioni del giudice di prima istanza o se i giudici del tribunale hanno ritenuto di integrare con ulteriori motivazioni questo secondo provvedimento. In sostanza viene dichiarata discriminatoria la delibera ma anche il comportamento dell'Amministrazione nei controlli compiuti successivamente negli appartamenti».
Il Comune di Montecchio è stato condannato a pagare 2.500 euro più le spese legali, cui si sommano i 500 euro per ognuna delle sei famiglie, e i 6.500 euro più le spese legali relativi alla prima sentenza.
«In mano non abbiamo ancora niente - commenta a caldo il sindaco Milena Cecchetto - appena avremo i documenti analizzeremo il dispositivo della sentenza con il direttore generale e gli avvocati».
«Aspettiamo di leggere le motivazione - dice Maurizio Ferron di Cgil - però è evidente che dopo la prima sentenza anche un collegio di giudici ha deciso che questo è un atto discriminatorio. Abbiamo più volte proposto all'Amministrazione di rivedere la delibera e trovare un regolamento che rispetti la normativa. Ci sono volute due sentenze quando bastava un po' di buon senso ».
A giugno, infatti, il giudice Lamagna aveva decretato che la delibera numero 299 del 2009 non andava applicata, ordinando alla Giunta Cecchetto «la cessazione della condotta produttiva degli effetti discriminatori e la rimozione degli stessi».
Qualche tempo dopo la Giunta congelò il provvedimento in attesa di conoscere l'esito del ricorso al tribunale.

Antonella Fadda




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