Perché il Castello che tutti vogliono rimane vuoto?
ARZIGNANO. Arzignano Futura e il Comune si contendono la rocca. Il parroco vuol darlo in gestione L'Amministrazione non ha soldi per adeguarlo all'uso per eventi ma rifiuta di lasciarlo ai privati
«La Rocca di Castello è sottoutilizzata. Datela in gestione a noi» È l'appello lanciato dall'associazione Arzignano Futura. Ma lo storico edificio, già restaurato, pare destinato a rimanere vuoto ancora a lungo .
Un anno fa il Comune si era proposto per acquisire la gestione dell'edificio di epoca scaligera, di proprietà della parrocchia della Visitazione Beata Vergine Maria, per valorizzarlo a beneficio della cittadinanza. Dopo 12 mesi, però, niente di fatto: i tagli di bilancio hanno stoppato i progetti. «È aperto un dialogo con la Curia - spiega l'assessore alla cultura Mattia Pieropan - che si aspetta da noi un progetto, ma in questo momento è tutto fermo. Ci sono dei lavori da fare per la messa in sicurezza in caso di eventi, che adesso non sono sostenibili». «La Rocca non è in sé inagibile - precisa - ma se venisse usata da un'amministrazione pubblica ci sarebbe bisogno di potenziare le uscite di sicurezza, e soprattutto di abbattere le barriere architettoniche per poter far salire, nelle sale al primo piano raggiungibili solo mediante una stretta rampa di scale, anche i disabili. Bisognerebbe perciò studiare con la Soprintendenza un intervento per un montacarichi».
«Per aprire gli spazi del Castello non è richiesto alcun investimento, né interventi straordinari - replica l'architetto Renata Foschesato che ha seguito come responsabile, tra il 1998 e il 2000, il restauro dell'edificio -. La struttura è agibile in sicurezza, con le limitazioni date dalla natura del monumento: non è certo adatta a manifestazioni oceaniche, né ad usi intensivi. In passato è stata usata con successo per eventi culturali e parrocchiali. Certo non sarebbero compatibili interventi invasivi, come l'inserimento di impianti elevatori, che le Soprintendenze escluderebbero».
La Rocca è utilizzabile, quindi, secondo l'architetto, tuttora responsabile della sua manutenzione, pur con i vincoli dovuti. Ma, lavori a parte, il nulla di fatto per un accordo di gestione è confermato dal parroco di Castello, don Vittorio Gnoato. «Dal Comune - spiega - non è stato avanzato alcun progetto. Da parte mia ho cercato di coinvolgere anche altre associazioni, ma in questo momento di crisi nessuno è in grado di assumersi l'onere della gestione».
«Se il Comune non può e la parrocchia nemmeno ci pensiamo noi» ribadisce Arzignano Futura. «Già lo scorso anno - spiega il segretario Federico Farinon - abbiamo proposto di costituire un comitato di gestione, insieme ad altre associazioni e ai rappresentanti della parrocchia per proposte di tipo culturale nel rispetto del valore della struttura. In cambio potremmo accollarci le spese ordinarie della gestione. Vorremmo creare una rete di contatti per sfruttare il più importante monumento di Arzignano».
Se il parroco preferisce non commentare la proposta, secca la replica dell'assessore: «Il problema non è quello delle spese ordinarie ma dell'investimento iniziale - risponde Pieropan - inoltre è il Comune che deve gestire una risorsa a nome di tutta la cittadinanza, non un'associazione privata, che tra l'altro ha una chiara coloritura politica, annoverando fra i soci molti consiglieri di minoranza».COPYRIGH
Silvia Castagna
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