Che battaglia per Sant'Agata
ARZIGNANO. I gruppi storici litigano sulla qualità dei costumi e sulla bontà di stemmi, insegne e colori araldici . Alla vigilia della 599a ricorrenza, scintille fra le Guardie Nere e il sodalizio Città del Grifo per la rievocazione storica
Il 5 febbraio la città di Arzignano celebra Sant'Agata e rinnova un voto di pace, ma le associazioni storiche che parteciperanno alla manifestazione agitano la vigilia. A suon di accuse sull'incertezza dei colori araldici e dubbi sulla veridicità delle insegne i gruppi della Guardie Nere e della Città del Grifo non se le mandano a dire. Screzi sulla qualità dei costumi e sulla bontà dei reciproci stemmi c'erano già stati negli anni scorsi. Per evitare incomprensioni l'associazione Sant'Agata di Tezze, che organizza la festa, quest'anno ha giocato d'anticipio, chiedendo ai gruppi una regolare iscrizione e riservandosi: «La possibilità di allontare i non autorizzati nel rispetto di un momento che è prima di tutto segno di fede».
Le Guardie Nere, che rievocano i mercenari del 1300 di Jurgen von Baertenstein, hanno chiesto di partecipare per perpetuare un voto religioso. «Non chiediamo compenso - ha scritto Silvano Concato, il presidente - e ai fini del buon esisto coreografico della festa verremo con i nostri perfetti costumi del Quattrocento».
Si sono impegnati per iscritto: «A mantenere un comportamento decoroso senza goliardiche e inopportune grida di guerra e a non usare armi da fuoco, seppur storiche».
Insomma si appellano alla fede e chiedono di non venir discriminati. L'associazione Città del Grifo, che contribuisce ad organizzare la manifestazione e che con balestrieri e dame rievoca la vita negli accampamenti medioevali della Serenissima, ha però storto il naso e minacciato di non scendere dalla Rocca se vedrà le Guardie Nere schierate.
L'allarme è rientrato, ma la disputa no: «Parteciperemo per fede - annuncia il presidente Gianfranco De Cao - ma avremmo preferito una selezione più rigorosa. I nostri costumi hanno superato la selezione del consorzio europeo di rievocazioni storiche, altri no. Non bisognerebbe usare la fede come scusa per infilarsi a fare le belle statutine. Certe presenze carnevalesche, di chi usa alabarde di compensato e calze di nylon disturbano».
Il Comune esprime fiducia al comitato della festa: «Non entriamo nel merito delle scelte - dice l'assessore alla cultura Mattia Pieropan - ci auguriamo che il valore religioso venga preservato»
Silvia Castagna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tweet Segui @GiornaleVicenza
























