mercoledì, 23 maggio 2012

Arzignano

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Concia e fatture false per milioni: tre patteggiano

ARZIGNANO. Definite in aula le posizioni di un filone di “Dirty leather”. A giudizio quattro persone, altri due imputati sono stati condannati per una raffica di frodi fiscali
25/01/2012
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Guardia di Finanza in azione durante un’operazione di controllo

Tre a patti, due condanne e quattro a giudizio. È l'esito dell'udienza preliminare, celebrata ieri davanti al giudice Stefano Furlani, di uno dei filoni della maxinchiesta “Dirty leather” contro le frodi fiscali nel comparto della concia. A processo, ieri, nove persone, amministratori di società ritenute cartiere dagli inquirenti, che agivano allo scopo di consegnare illecitamente pellame in esenzione d'Iva alle conceria “Giada spa”, “Sabrina spa”, “Faeda spa”, “Benetti srl” e “Flora spa” di Arzignano.
Ha patteggiato due anni di reclusione Giorgio Trazzi, 71 anni, di Revere (Mantova); un anno e dieci mesi per Alessandro Zamuner, 31 anni, di Arzignano, via Mastrotto; un anno infine per Rinaldo Brunello, 48, di Montebello, via Carducci (è difeso dall'avv. Stefano Dato). Sono stati invece condannati, al termine del processo con rito abbreviato, Vincenzo Cravagnuolo, 52 anni, di Napoli, e Mariano Manzoni, 41, sempre di Napoli, ad un anno, due mesi e 20 giorni di reclusione. Pena sospesa per tutti.
Accogliendo le richieste del pubblico ministero Marco Peraro, il giudice ha invece rinviato a giudizio al 19 giugno Dario Lovato, 62 anni, di Arzignano, viale Vicenza (avv. Marco Dal Ben), Luca Marcante, 46, di Vicenza, contrà Busa S. Michele (avv. Tonino De Silvestri e Stefano Menti); Francesco Massignan, 34, di Arzignano, via Mazzini, e Alberto Venerelli, napoletano di 60 anni.
L'indagine della Tributaria della guardia di finanza, comandata dal tenente colonnello Paolo Borrelli, aveva focalizzato l'attenzione su una serie di aziende ritenute “cartiere” che emettevano fatture fasulle dopo aver importato pellame dall'estero in esenzione dell'Iva. Brunello, Lovato, Marcante e Zamuner erano accusati di aver costituito un'associazione a delinquere realizzata attraverso la costituzione di una serie di ditte fantasma, come la “Marma srl”, la “Markfill srl”, la “Lewis raw hide ltd”, con sede formale a Londra e operativa a Montebello, la “Alvi pellami srl”, la “Leather avenue srl” e la “Cravi pelle srl”. Gli altri imputati invece avrebbero agito come amministratori o con il compito di tenere i contatti fra le società “finte” e le concerie.
Dal 2007 al 2009 le varie cartiere avevano emesso, dagli accertamenti, fatture per operazioni inesistenti per qualche decina di milioni di euro. Inesistenti, perchè se la pelle veniva a tutti gli effetti ceduta, in realtà si trattava di un'interposizione cartolare e non reale per evadere le tasse, scaricando l'Iva da pagare sulle cartiere destinate a chiudere i battenti senza versarla. D.N.




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